Una veduta di Tuscania
Tuscania – (sil.co.) – Tragedia a Villa Iris, è ripreso ieri con l’interrogatorio del gestore Amedeo Menicacci il processo in corte d’assise per la morte di Gian Paolo Rossi, l’ex funzionario di banca ottantenne di Porto Santo Stefano deceduto il 15 gennaio 2019 precipitando da una finestra della casa di riposo alle porte di Tuscania.
Secondo Menicacci erano state prese tutte le precauzioni. “Sulla porta della medicheria c’era scritto che doveva restare chiusa a chiave, come prescritto dai Nas”, ha più volte ribadito. Ovvero, se quella sera per qualche ragione è rimasta aperta, è stato per disgrazia, non per colpa della struttura.
Menicacci, assieme alla socia Noemi Castellani, è imputato di abbandono aggravato dalla morte davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Eugenio Turco. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Davide Ferretti e Chiara Peparello. Parti civili i familiari della vittima, assistiti dagli avvocati Beatrice Spinosa e Giovanna Canessa del foro di Grosseto.
L’anziano, affetto da morbo di Alzheimer, è precipitato, mentre gli operatori stavano aiutando a cenare una decina di ospiti non autosufficienti, dalla finestra di una soffitta situata al secondo piano, ancora allo stato rustico. La vittima è stata vista l’ultima volta nella sala comune, dove c’erano solo i familiari in visita e una trentina di altri ospiti, in attesa del loro turno per mangiare, dal momento che gli operatori in servizio, solo tre, erano tutti impegnati nella sala mensa.
Il 3 dicembre, a partire dalle 9,30, nell’aula 7 del tribunale, che ospita la corte d’assise, sono state fissate la discussione e la sentenza.
Il pm Massimiliano Siddi
Interrogato dal pm Massimiliano Siddi sui rapporti tra la società CaMe che gestisce la struttura e la cooperativa “Il punto” di Celleno fornitrice del personale, Menicacci ha spiegato che era totalmente a carico di quest’ultima la gestione del personale diurno: “Per la turnazione notturna, invece, c’erano ulteriori quattro operatori, due assunti dalla società e due tirocinanti retribuiti, tramite ufficio di collocamento, uno già frequentante un corso Oss e l’altro che stava per cominciarlo”.
Al momento della tragedia c’erano 44 ospiti, a fronte di una capienza massima di 52 posti. “Rossi era giunto cinque anni prima, nel 2014 – ha spiegato l’imputato – era una persona estremamente brillante, un ex dirigente di banca che, nonostante gli acciacchi, anche negli ultimi tempi conservava ancora uno spirito allegro. Non ha mai manifestato comportamenti suicidari. Aveva una stanza al pianoterra e trascorreva il tempo nel salone, dove aveva la sua poltrona preferita. Era semi-autonomo, camminava da solo e aveva diversi amici”.
Carabinieri e 118
Ieri è stata anche la volta delle ultime due testimoni della difesa, un’operatrice sociosanitaria e la storica “segretaria” della struttura. E’ stata quest’ultima ad apporre il famoso cartello scritto a mano (“di mio pugno”) con l’invito a tenerla chiusa a chiave sulla famosa porta scorrevole della medicheria, attraverso la quale l’ottantenne sarebbe passato, per poi uscire dalla porta antipanico che dà sulle scale, tramite le quali ha raggiunto la finestra del sottotetto da dove è precipitato.
“La chiusura a chiave della porta era stata prescritta dai Nas, in seguito a uno dei tanti controlli, in quanto nell’infermeria c’era l’armadietto dei medicinali. Essendoci anche il bagno dei visitatori, se qualcuno ne aveva bisogno chiedeva la chiave agli operatori di turno e poi veniva richiusa”, ha spiegato Menicacci, confermando quanto riferito dalle due testi ed escludendo che la vittima possa avere fatto un’altra strada per salire al piano superiore.
Una volta giunto di sopra, l’anziano si è poi infilato, forse in stato confusionale, nell’angusta finestra della soffitta, con una soglia profonda 35 centimetri, dalla quale ha fatto un volo di tre metri, schiantandosi sul terrazzo sottostante. Vicino alla finestra una delle sue ciabatte, prova del passaggio. L’altra ciabatta di sotto, vicino al corpo, così come gli occhiali, che evidentemente indossava quando è precipitato. Sul posto intervennero carabiniere e 118, ma per il poveretto non ci fu nulla da fare.


