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Spaccio agli studenti fuori scuola, serve l’interprete per “tradurre” i pusher

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Spaccio a Viterbo - Operazione Fai da te

Spaccio a Viterbo – Operazione Fai da te


Viterbo – Avrebbero spacciato perfino fuori scuola, usando come gancio le fidanzatine per intercettare studenti minorenni delle superiori del capoluogo, compresi i pendolari, cui cedere la droga prima e dopo la campanella. 

In 11 sono a processo nell’ambito del “filone droga” dell’operazione Fai da te scattata all’alba del 17 maggio 2015.

Ma l’udienza straordinaria di ieri, che avrebbe dovuto essere dedicata all’ascolto di ben 16 testimoni dell’accusa, è saltata per l’incompatibilità di uno dei componenti del collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, il giudice Francesco Rigato che ha svolto funzioni di gip durante le indagini preliminari. Il tribunale, nel frattempo, ha affiancato ieri un ausiliario al perito trascrittore, nello specifico un interprete, per dirimere le difficoltà dovute alla difficile interpretazione delle conversazioni tra gli imputati stranieri. 

Di età compresa tra i 25 e i 46 anni, quattro sono italiani, tutti viterbesi, mentre sette sono di varie nazionalità.Tra i luoghi diventati punti di riferimento per lo spaccio, secondo l’accusa, il negozio di un kebabbaro a San Faustino e un bar di Corso Italia. 

Nel blitz della primavera di sei anni fa furono arrestati in 18, secondo l’accusa componenti della presunta banda che scassinava i self service nel weekend e spacciava fuori scuola nei giorni feriali. Furono arrestati dai carabinieri che, sulle tracce della banda del frullino, beccarono anche la gang di presunti pusher.

Il covo sarebbe stato un magazzino nelle campagne tra Viterbo e Montefiascone. Lì i banditi nascondevano gli arnesi da scasso, nasi finti e le parrucche per sfuggire alla videosorveglianza. Lì dividevano il bottino. Prima dei colpi si sarebbero drogati. 

È il collegamento che ha permesso agli investigatori di scoprire il secondo filone, quello dello spaccio agli studenti. Pesante il bilancio del blitz: 17 arrestati sotto i 30 anni, 11 spacciatori (italiani, ucraini, romeni e tunisini) e 6 specialisti del furto, accusati anche di associazione per delinquere (un italiano, un albanese, un macedone, un moldavo e due albanesi). 


Viterbo - Carabinieri - Operazione Fai da te

Operazione Fai da te – Spaccio immortalato dagli investigatori


Interrogati sui “diecini” tre ventenni

Tre i testimoni, ventenni all’epoca dei fatti, ascoltati durante l’udienza dello scorso 17 marzo. Tutti ragazzi viterbesi fermati e interrogati dai carabinieri a gennaio 2015, in quanto si sarebbero riforniti di droghe leggere, hashish e marijuana, presso gli attuali imputati. Interrogati dal pm Michele Adragna, tra molti “non ricordo” hanno ammesso in aula di avere fatto uso di spinelli, acquistando l’erba al costo di 10 euro a dose, per questo chiamate “diecini” dai ragazzi.


“Lo scambio dal kebabbaro o per strada a San Faustino”

Più difficile l’individuazione dei presunti pusher. “Non so quale fosse il suo vero nome, l’avevo conosciuto tre mesi prima in giro in centro. Eravamo amici su Facebook, ma dopo che mi hanno sentito in caserma, mi ha bloccato. Lo scambio avveniva o dal kebabbaro sotto casa sua oppure per strada a San Faustino. A volte veniva il fratello più grande”, ha detto, a fatica, un 25enne. 


“Per l’erba bastava andare a Pratogiardino”

Poi è stata la volta di un 26enne. A suo tempo disse di avere comprato una ventina di dosi in tre mesi, concordando le cessioni al telefono, la cui rubrica conteneva effettivamente anche i contatti degli imputati. Ieri ha detto: “A Viterbo ci conosciamo tutti, a quell’età si usciva sempre in gruppo. Bastava andare a Pratogiardino e chiedere per comprare hashish o marijuana”, ha detto. “Solo una volta ho comprato un diecino da uno che era fidanzato con un’amica di mia sorella”, ha ammesso, incalzato sui suoi rapporti con gli imputati, in particolare gli italiani. 


Luogo di spaccio un bar di Corso Italia

Infine è stato sentito un 27enne, che ha spiegato come con due degli imputati si conoscessero da anni. “Ci si vedeva in giro, coi motorini, passavamo i pomeriggi insieme da sempre, tutti avevamo i numeri di telefono di tutti. Qualche volta capitava che ci facessimo qualche spinello a casa di qualcuno. Consumo di gruppo. E’ successo che io ne abbia chiesti uno-due per me, allora gli davo 10-20 euro”, ha spiegato, mentre il pm gli chiedeva se sapesse di un bar di Corso Italia considerato un punto di riferimento per lo spaccio. 

Silvana Cortignani


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