Beirut – È di almeno sei morti e una trentina di feriti il bilancio degli scontri armati che sono scoppiati oggi a Beirut tra i miliziani sciiti di Amal e Hezbollah e dei non meglio precisati uomini armati e cecchini. Gli spari sono stati esplosi durante una manifestazione contro il giudice che indaga sulla vicende della deflagrazione al porto della capitale libanese dell’agosto 2020, che ha causato 207 vittime e circa 300mila sfollati.
Gli scontri a Beirut
Quelle che arrivano da Beirut sono delle vere e proprie immagini di guerra, con spari sulla folla ed esplosioni di almeno due granate. Gli scontri sarebbero scoppiati intorno alle 11 di questa mattina nella parte meridionale della città, dopo che centinaia di manifestanti si erano dati appuntamento davanti il palazzo di giustizia. Il giudice che si occupa dell’esplosione a Beirut viene accusato dai manifestanti di aver politicizzato la vicenda e di farne uno strumento per colpire gli avversari politici.
Non è ancora chiaro per quale motivo e come siano iniziati gli scontri armati. Secondo quanto riferiscono Hezbollah e Amal, alcuni cecchini appostati in dei palazzi del quartiere di Ayn Remmane, roccaforte dei partiti cristiani maroniti, avrebbero aperto il fuoco sui manifestanti. Per i due partiti sciiti, “l’aggressione ha lo scopo di spingere appositamente il paese verso la sedizione su base religiosa”.
Il primo ministro libanese Najib Mikati ha lanciato un appello alla calma, ma la situazione nella capitale è molto tesa. L’esercito è intervenuto per riportato la situazione alla normalità. I militari hanno chiesto ai civili di abbandonare l’aerea e fatto sapere che spareranno contro qualsiasi persona armata.
