Viterbo – sponsorizzato – L’ennesimo fatto di sangue che ha distrutto pochi giorni fa un’altra famiglia, si va ad aggiungere alle numerose tragedie, che hanno riempito le cronache nel solo mese di settembre, tutte maturate in contesti familiari o, comunque, “affettivi” e relazionali.
Sempre di più oggi, la famiglia che dovrebbe essere il luogo in cui più di ogni altro, si viene accolti, protetti ed amati, appare essere, invece, preda di conflitti, rancori e malesseri intollerabili che, se non riconosciuti, oltre ad essere causa di dolore e sofferenza, a volte sfociano in tragedia, distruzione e morte.
Spesso sono gli uomini che sentendosi abbandonati ed incapaci di dare il corretto valore alla vita altrui, ma anche alla propria, arrivano a compiere delitti efferati; ma non si può ridurre solo a questo il fenomeno che a volte vede vittime i figli, i fratelli magari per antiche rivalità, o come è accaduto recentemente, madri vittime dei figli per motivi economici.
Scorrendo le cronache di tali atti brutali, sempre si legge che la vittima aveva paura, che era chiara la sofferenza precedente al fatto, che, a volte, si era anche richiesto aiuto.
Al di là dell’impeto e del carattere premeditato della violenza definitiva, in fondo sempre i segnali premonitori si erano resi conoscibili.
Per superare le antiche e residuali forme di violenza di genere (considerando anche che ci troviamo a vivere in una realtà sempre più multietnica, e non per tutti l’autonomia femminile è un fatto accettato e doveroso da riconoscere) o che in generale vede come vittime le figure più deboli (bambini o anziani) certamente è necessario agire sui fattori culturali, iniziando dall’educazione dei bambini e degli adolescenti, per affermare i valori del rispetto, della non violenza della giusta affettività.
Ma questo non basta, non può bastare ora, occorre troppo tempo.
Fondamentale è agire subito per riconoscere ogni minimo segnale premonitore, sulle violenza anche verbali, sulle manipolazioni, sui ricatti emotivi ed economici dando il massimo ascolto e supporto alle persone in modo da prevenire il conflitto e possibilmente risolverlo, anche guarendo i rapporti malati.
Importante è non chiudersi nel proprio dolore, e questo vale sia per le potenziali vittime, ma anche per i potenziali aggressori; non ci si deve vergognare mai per il dolore o per il malessere.
Dare le corrette priorità alla vita a volte è già sufficiente a guarire.
Se qualcosa nelle vostre famiglie non va per il verso giusto, e non si parla delle normali discussioni che ci sono in ogni casa, chiedete consiglio.
Hai bisogno di aiuto? Ti senti in pericolo? Sei o sei stata vittima di abusi sessuali o violenza?
Chiamaci al numero 3515855833
Luciana Selmi
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