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Abortisce tre volte per le botte, ex marito alla sbarra

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Carabinieri

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Viterbo –  (sil.co.) – Picchia la moglie e le provoca tre aborti, è stata rinviata la sentenza del processo per maltrattamenti in famiglia e “interruzione di gravidanza” a un uomo originario dell’est europeo prevista ieri davanti al collegio.

La vittima, che solo a novembre 2018, dopo sette anni di infermo, ha trovato il coraggio di denunciare il marito, si è costituita parte civile per sé e per la figlioletta, cui è stata negata la gioia di avere dei fratelli o delle sorelle. Il padre è stato rinviato a giudizio il 23 dicembre 2019 anche per aborto colposo dal gup Savina Poli, su richiesta della pm Chiara Capezzuto.

L’imputato è difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, mentre l’ex moglie è assistita dall’avvocato Marco Valerio Mazzatosta.

“Mi ha confidato che i denti glieli aveva rotti il marito e che anche le ferite che le avevo visto addosso gliele aveva provocate lui con le sue percosse”, ha detto a settembre 2020 davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei un’amica della vittima, che si sarebbe aperta con lei solo dopo avere trovato il coraggio di sporgere denuncia.

Tra i testimoni dell’accusa anche il maresciallo Mario Formisano, del nucleo investigativo dei carabinieri di Viterbo. Il militare ha dato conto che durante la perquisizione domiciliare a casa dell’imputato hanno trovato, come lei aveva detto, tutto il materiale atto alle videoriprese, videocamere e quant’altro.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, il rapporto tra l’imputato e la moglie sarebbe stato caratterizzato da una escalation di violenza a partire dal 2011, per cui l’uomo – colpito dalla misura cautelare dell’allontanamento già prima della richiesta di rinvio a giudizio – è a giudizio non solo per maltrattamenti in famiglia, ma anche per interruzione colposa di gravidanza o aborto colposo, una fattispecie rara nei tribunali, prevista all’articolo 593 ter del codice penale per “chiunque cagiona l’interruzione della gravidanza senza il consenso della donna”.

Il processo è stato rinviato al 4 maggio 2022 per la discussione.


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