|
|
Orte – (sil.co.) – Delitto al centro d’accoglienza di Orte, oggi è il giorno della sentenza.
Lo scorso 20 settembre il pm Franco Pacifici aveva chiesto per Imade Robinson una condanna a 20 anni di reclusione per il reato di omicidio volontario.
I giurati popolari e i due giudici togati della corte d’assise del tribunale di Viterbo presieduta dal magistrato Eugenio Turco si riuniranno dalle 9 in camera di consiglio per decidere la sorte del 22enne nigeriano Imade Robinson che la sera del 14 giugno 2020 ha ucciso con una coltellata il connazionale Eugene Moses.
“Legittima difesa – per il legsle del 22enne – il mio assistito non ha colpito una persona disarmata, ha colpito Moses mentre era chino per raccogliere il coltello e tornare ad attaccarlo. Un coltello seghettato con la lama lunga 30 centimetri, che Moses aveva introdotto nel centro di accoglienza chissà perché, non un coltello da cucina usato per mangiare come quello usato da Robinson”.
L’imputato, in particolare, avrebbe detto: “L’ho colpito perché mi ha attaccato per primo e prima che potesse colpirmi lui, l’ho colpito io, ma non volevo ucciderlo, volevo colpirlo alla spalla per fermarlo”.
Un omicidio d’impulso per il pm, “uno sfogo per quanto subito”, ma pur sempre un omicidio, anche se per la procura “Robinson è più che meritevole di tutte le attenuanti”.
“Imade non è un assassino – ha ribadito il difensore – è uno dei pochi nigeriani che non beve, giocava a calcio, partecipava a tutti progetti per favorire l’inserimento”.
“Moses – ha proseguito – era un violento, era stato chiesto un suo allontanamento alla prefettura dai gestori della struttura a causa dei continui problemi che creava, era un delinquente, che lo ha fronteggiato con in mano un coltello aperto lungo 30 centimetri”.
