- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Paolo Pietrangeli è morto… la rivoluzione pure e la Contessa canta

Condividi la notizia:

Paolo Pietrangeli

Paolo Pietrangeli


Viterbo – Non so dire cos’è morire. Posso solo coniugare il verbo e scrivere al passato prossimo che lunedì è morto Paolo Pietrangeli, scrittore, sceneggiatore, regista figlio di regista (il padre girò a Ronciglione Lo Scapolo). Soprattutto cantautore. Aveva un anno più di me e io – generazione del ’68 – come lui ho vissuto quella stagione che diede la scossa e cambiò tante cose in Italia, in Europa, nel mondo. Un solo corteo io, per la pace e contro la Nato a Milano, lontano da casa, ma occupazioni universitarie mai, forse per l’educazione cattolica – non quella del Cristo rivoluzionario trasmesso dai vangeli – o , come canta Guccini, per “il mio provincialismo”. Pietrangeli invece non “occupò” perché glielo impedì il padre, intellettuale. In un’intervista a Malcom Pagani, spiegò poi che avrebbe “voluto stare in quelle aule, dormire lì e, non potendoci stare fisicamente, mi chiusi in camera e scrissi canzoni”.

Una notte nacque Contessa, il dialogo in musica popolare tra due alti e schifiltosi borghesi sulla lotta di classe. Cominciarono a cantarla, all’improvviso, gli studenti dell’università di Pisa in un corteo, all’unisono e divenne l’inno della rivoluzione sessantottina. Di quelli che la facevano e che, come canterà Venditti,”dopo un ’68 troppo breve da dimenticare” finirono in banca ,“stipendio fisso, così mi piazzo e non se ne parla più” (copyright I Gufi). E degli altri. Quelli che, come me, li imitavano canticchiandola a bassa voce a mò di esame di coscienza la sera prima di dormire, tranquillizzati per alzarsi al mattino freschi, giacca e cravatta, e precederli di qualche mese  nelle ovattate sedi del potere finanziario, più temuto che odiato. Dava, infatti, piacere  e brividi al cuore e al cervello il vocione di Pietrangeli modulato a scherno : “Signora Contessa, lo sa che mi ha detto uno di quelli dell’occupazione? Anche l’operaio vuole il figlio dottore e… pensi che ambiente può venir fuori!”.

Questo prima che arrivasse, tonante come un Giove imperioso, il ritornello-precetto a non disertare la chiamata alla rivoluzione: “Compagne, compagni, dai campi e dalle officine prendete la falce, prendete il martello, scendete giù in piazza, picchiate con quello e affossate il sistema”. Fino alla minaccia sputata addosso alla “gente per bene che pace cercate per far quello che voi volete” e,  senza   pietà: “Vogliamo la guerra, vogliamo vedervi finir sotto terra !”.

Anche quelli che, come me, tutto sommato avevano per obiettivo più o meno inconscio di far parte di quella “gente per bene”, ascoltando e ripetendo quei versi, su quelle note marziali, era come se facessero insieme atto di contrizione e penitenza. Quasi assolti, perciò, e in diritto di farci avvolgere, anche noi, dal “vento che ora fischia più forte, perché le idee di rivolta non sono mai morte e se c’è chi lo afferma sputategli addosso. La bandiera rossa ha gettato in un fosso”. (Sì, anche quest’ultimo refrain!)

Era il 1968, più di mezzo secolo fa. Come sia andata a finire l’abbiamo visto e lo vediamo. Altro che vittoria proletaria! Di Herbert Marcuse, il filosofo che lo ispirò, nessuno parla più. Da noi, per paradosso, la democristianità borghese pare essere oggi più tollerata di una qualunque nostalgia dichiaratamente comunista (non solo a Capalbio). E non è un bene, visto quanto adesso comandano l’economia e la finanza, quanto aumentano i poveri e quanti si accontentano delle elemosine di stato. La rivoluzione è ancora ammessa, ma di sabato pomeriggio, nelle vie del centro. Per la libertà, sì, ma dal virus. Con buona pace del capitale, dei ricchi sempre più ricchi, e dei poveri in miseria.

Ma tant’è. Pure il sempre grande Paolo Pietrangeli, dopo Contessa, finì a Mediaset, la tv di Berlusconi, e fece il regista a Costanzo e a Maria De Filippi.

Renzo Trappolini


Condividi la notizia: