Viterbo – “Nocciole dove c’erano pascoli e vigneti”. Report arriva sui monti Cimini a raccontare com’è cambiato il paesaggio negli ultimi anni e le ragioni della trasformazione.
“Un ettaro di nocciole – racconta alla trasmissione di Rai3 Cesare Lelli, agricoltore – rende più di un ettaro di vigna. È una pianta cespugliosa che fa tutto sa sola”.
Cesare Lelli a Report
Anche lui ha riconvertito suoi terreni. “Cinque ettari – ricorda Lelli – con dispiacere. Piangevo quando ho tolgo la vigna”. Qualcuno propone addirittura di cambiare nome a Vignanello, in origine denominato così per la presenza di vigne, in Nocchianello. Vigneti non ce ne sono più. L’ultimo appezzamento è stato riconvertito di recente.
Danilo Piersanti a Report
In quello che il conduttore, il giornalista Sigfrido Ranucci, definisce il serbatoio naturale da cui Ferrero e non solo attinge per le nocciole, diversi comuni stanno combattendo la loro battaglia non contro la nocciola, ma contro i prodotti che sono irrorati, fitofarmaci ed erbicidi. Come spiegano diversi sindaci intervistati.“Qui – osserva Danilo Piersanti da Gallese – c’erano oliveti, vigneti, mais. In venti anni c’è stata l’invasione delle nocciole, con un forte aumento nel consumo d’acqua, tanto da prosciugare anche alcuni corsi”.
A Nepi, il collega Franco Vita è pronto a elevare multe. “Perché non possono irrorare vicino abitazioni e lo fanno, oppure vicino ai fossi e lo fanno. Dovrebbero mettere cartelli cartelli quando accade e non lo fanno. Se cominciassimo con le multe, le casse del comune…”. Poi sorride.
Franco Vita a Report
“Quella che sta dichiarando col sorriso – fa notare il giornalista – è una guerra, seppure col sorriso”. Vita puntualizza: “A me interessa difendere la salute dei cittadini, la biodiversità di questo territorio che è bellissima”.
Chi vive in zona qualche preoccupazione ce l’ha per l’impiego di prodotti chimici. “Matteo e Michela – raccontano a Report – più volte sono andati al pronto soccorso e per uscire di casa utilizzano maschere”.
Nella Tuscia la coltivazione dei frutti, tutto il resto altrove. “La trasformazione – ricorda Famiano Crucianelli del biodistretto – che vuol dire posti di lavoro, è in Piemonte. Oltretutto, non si parla di biologico. Di conseguenza si usa la chimica”.
Sono tredici i comuni che hanno cominciato a vietare insetticidi ed erbicidi. “In alcune zone a Nepi – ricorda Bernardo Iovene, giornalista che ha realizzato il servizio – il comune ha imposto solo produzioni biologiche”.
Ma Assofrutti, la cooperativa che raccoglie le nocciole prodotte in zona per poi rivenderle ha fatto ricorso contro l’ordinanza. “È libera scelta di un produttore – osserva Pompeo Mascagna, presidente Assofrutti – optare per il biologico”.
Le coltivazioni circondano anche il lago di Vico, le cui acque, come sottolinea Antonella Litta, pur arrivando nelle acque dei cittadini nei paesi limitrofi non sono buone. “L’acqua – spiega il sindaco di Ronciglione Mario Mengoni – non è potabile”.
Mario Mengoni a Report
Nella vicina Caprarola, l’ex primo cittadino Eugenio Stelliferi, ancora in carica al momento dell’intervista, sostiene di berla, l’acqua captata dal lago: “Il lago di Vico è per noi l’acqua di captazione. Va in distribuzione nelle case. Finché è in funzione l’impianto di dearsenificazione, l’acqua non presenta alcun rischio al fine del consumo per la salute pubblica”.
Poi, durante la visita all’impianto precisa: “Io la bevo, ma non posso berla”. Un tecnico del comune spiega come, mancando l’ok della Asl, formalmente non è potabile.
La trasmissione si sposta anche sulle sponde di un altro lago, quello di Bolsena e nell’Orvietano, dove stanno facendo la loro comparsa noccioli. “Piantati ottenendo contributi per il biologico – spiega Ranucci – per i primi cinque anni non produrranno frutti, poi quando andranno a regime si passerà alla coltivazione tradizionale”.
I prodotti chimici sono utilizzati sulle piante per combattere cimice e balanino. Ma è il primo il vero nemico delle nocciole, dal momento che le rende amare. I produttori sostengono che senza i trattamenti ci sarebbe più cimiciato nel raccolto, con conseguenze negative, perché sarebbe scartata una grossa quantità.
Report, però va in visita a un’azienda che produce la sua crema a base di nocciole e solo in modo biologico. Un controllo ai frutti, su cento solo tre hanno presenza di cimici.
Come racconta il titolare, l’insetto si combatte seminando leguminose, trifogli, che attraggono le cimici. Insomma, attraverso la biodiversità, diversificando le coltivazioni. Sistema che però ha costi maggiori.
Aziende che hanno scelto questa strada ce ne sono, ma non sembrano essere “profeti” in patria.
Come spiega Manuela De Angelis, il 70% della produzione è per il mercato estero.
“Con la biodiversità – conclude Sigfrido Ranucci – diversificando le produzioni si combatte la cimice e non solo, si lascia un valore sul territorio e alle future generazioni. Un territorio più pulito, senza rinunciare alla Nutella, prodotta con le nocciole”.
Giuseppe Ferlicca
Articoli: Leoni (Rifondazione comunista): “Dramma della monocoltura intensiva, le amministrazioni devono intervenire” – Remo Parenti: Noccioleti, da Confagricoltura proposte costruttive e richieste di metodi chiari e razionali” – Franco Vita a Report: “Uso fitofarmaci, scatteranno le multe” – Eugenio Stelliferi: “L’acqua la bevo, ma non posso berla…” – “Nocchianello si deve chiamare, non Vignanello…”







