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Spaccio in centro e fuori scuola, i pusher parlavano tra loro in macedone

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Viterbo – (sil.co) – Spaccio agli studenti fuori scuola, in 11 sono imputati davanti al collegio nell’ambito del “filone droga” dell’operazione “Fai da te” scattata all’alba del 17 maggio 2015. Ma si allungano i tempi del processo, entrato nel vivo lo scorso 17 marzo con l’ascolto dei primi testimoni.

Serve l’interprete per “tradurre” i pusher che tra loro parlano in macedone e si allungano i tempi per ascoltare gli ulteriori testimoni. Gli altri 16 testi “prodotti” dall’accusa avrebbero dovuto essere sentiti tutti all’udienza straordinaria fissata per il 20 ottobre. Ma in quella data sono emerse le difficoltà della perita trascrittrice, la quale si è imbattuta in innumerevoli intercettazioni in lingua straniera, non in grado di tradurre.

Così ieri è stata nominata un’interprete di lingua macedone, che dovrà affiancare la perita italiana del tribunale nella trascrizione delle 81 intercettazioni, tra telefoniche e ambientali, che secondo la procura incastrerebbero i presunti spacciatori.

Motivo per cui c’è da spettare per procedere con gli interrogatori. Il prossimo testimone dell’accusa, salvo imprevisti, sarà ascoltato all’udienza fissata per il 6 aprile e altri due all’udienza del 18 maggio. 


Spaccio a Viterbo - Operazione Fai da te

Spaccio a Viterbo – Operazione Fai da te


Di età compresa tra i 25 e i 46 anni, quattro degli 11 imputati sono italiani, tutti viterbesi, mentre sette sono di varie nazionalità.

Tra i luoghi diventati punti di riferimento per lo spaccio, secondo l’accusa, il negozio di un kebabbaro a San Faustino e un bar di Corso Italia.

Avrebbero spacciato perfino fuori scuola, usando come gancio le fidanzatine per intercettare studenti minorenni delle superiori del capoluogo, compresi i pendolari, cui cedere la droga prima e dopo la campanella. 

Tre i testimoni, ventenni all’epoca dei fatti, ascoltati durante l’udienza dello scorso 17 marzo. Tutti ragazzi viterbesi fermati e interrogati dai carabinieri a gennaio 2015, in quanto si sarebbero riforniti di droghe leggere, hashish e marijuana, presso gli attuali imputati.

Interrogati dal pm Michele Adragna, tra molti “non ricordo” hanno ammesso in aula di avere fatto uso di spinelli, acquistando l’erba al costo di 10 euro a dose, per questo chiamate “diecini” dai ragazzi.


Viterbo - Carabinieri - Operazione Fai da te

Operazione Fai da te


Sei anni fa il maxiblitz sfociato in 18 arresti

Nel blitz della primavera di sei anni fa furono arrestati in 18, secondo l’accusa componenti della presunta banda che scassinava i self service nel weekend e spacciava fuori scuola nei giorni feriali. Furono arrestati dai carabinieri che, sulle tracce della banda del frullino, beccarono anche la gang di presunti pusher.

Il covo sarebbe stato un magazzino nelle campagne tra Viterbo e Montefiascone. Lì i banditi nascondevano gli arnesi da scasso, nasi finti e le parrucche per sfuggire alla videosorveglianza. Lì dividevano il bottino. Prima dei colpi si sarebbero drogati. 

È il collegamento che ha permesso agli investigatori di scoprire il secondo filone, quello dello spaccio agli studenti. Pesante il bilancio del blitz: 17 arrestati sotto i 30 anni, 11 spacciatori (italiani, ucraini, romeni e tunisini) e 6 specialisti del furto, accusati anche di associazione per delinquere (un italiano, un albanese, un macedone, un moldavo e due albanesi). 


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