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Auguri per magia e con ragione…

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Irriverente anche a Natale? “E’ l’abito!”, risponderei come il cardinale Aloisio del film Operazione San Gennaro a Dudù (Nino Manfredi) che, convinto di aver accanto una comparsa del teatro San Carlo, ne considerava il vestiario un po’ sguarnito.

Sguarnito al pari degli auguri riveduti e corretti dalla Commissione Europea per il compleanno di Gesù che i cristiani, peraltro, cominciarono a celebrare due o tre secoli dopo la nascita.

Infatti, per il Natale “con la lettera maiuscola”, come lo chiama l’Enciclopedia Treccani, bisognerà aspettare papa Liberio, quello che fece costruire Santa Maria Maggiore lì dove aveva sognato che sarebbe nevicato in agosto. Sotto questo pontefice non proprio esperto di stagioni e calendari, si fece, dunque, Natale il 25 dicembre e la ricorrenza divenne importante a Roma e dovunque i cristiani conquistatori arrivarono, arricchendone astutamente i simboli con quelli degli indigeni convertiti.

Dal vischio all’abete dei popoli germanici, al Babbo oggi atteso dai bambini dimentichi della befana e dei Magi, che, il 6 gennaio, scrive il Belli, portarono al Bambinello “l’incenso ar Dio, la mirra all’omo e l’oro al re sovrano chè, sse sa, li re vonno tutto pe lloro”.

E a proposito di regni, fu nella notte di un Natale, quello dell’anno 800, che Carlo Magno venne incoronato capo del Sacro Romano Impero, un’abbozzo di unione europea diversa da quella dove burocrati poco avvezzi a studiar la storia ed una commissaria che viene da Malta non vogliono si dica più buon Natale.

Proprio quando un augurio così aiuterebbe, con la sua magia nascosta, a credere, almeno per un giorno, che questa peste finisca.  Certo, magia, ma la “razionalità” – ha scritto il direttore Galeotti – è un “vizio” che va coltivato comunque se si vuole che la pandemia, testimonia il professor Mattioli, non si trasformi in pan-demenza.

Seppure – inutile nasconderlo – il nostro cervello sembra più predisposto a credere a cose che non esistono, soprattutto sotto la pressione della paura. Quella che in altri tempi ed in circostanze simili portò dalle processioni propiziatorie ai pittorici “Trionfi della morte”, la quale, sulla peste del 1300, pareva aver vinto.

Un tale filone interpretativo finisce inesorabilmente nella farneticazione su vendette della natura ribelle agli abusi o su complotti di uomini contro altri uomini e poco aiuta richiamarsi alla pur scientifica concezione malthusiana secondo cui ci sarebbe un limite alla popolazione, raggiunto il quale (siamo quasi sei miliardi in più rispetto a settant’anni fa), scatterebbe una sorta di freno automatico grazie a pesti, guerre e catastrofi ambientali.

La storia, però, dimostra esser meglio fare affidamento sulla “mente”, la razionalità, e sul “sentimento positivo” dell’uomo, che, scacciato il clima cupo di colpe di espiare e complotti ipotetici, aprono sempre ai rinascimenti. Come nella Firenze divenuta ricca, colta e pure gaudente dopo l’antica peste nera.

Allora, magicamente auguri. Ma di razionalità.

Renzo Trappolini


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