Naypyidaw – Il premio Nobel per la pace ed ex consigliera di stato del Myanmar, Aung San Suu Kyi, è stata condannata a quattro anni di prigione per le accuse incitamento al dissenso contro i militari e violazione delle restrizioni anti Covid.
Aung San Suu Kyi
Ad annunciarlo è un portavoce della giunta militare che governa il paese. Insieme ad Aung San Suu Kyi, e per le stesse accuse, è stato condannato anche l’ex presidente birmano Win Myint. A quanto si apprende, i due ex leader non sarebbero stati ancora portati in prigione perché dovranno affrontare in processo anche altre accuse. Il premio Nobel San Suu Kyi è infatti imputata anche per altri capi d’accusa, tra cui violazione della legge sui segreti ufficiali, la corruzione e la frode elettorale e rischia decenni di prigione.
A quanto si apprende, i giornalisti non hanno potuto assistere ai vari procedimenti del tribunale speciale che ha condannato Aung San Suu Kyi e ai suoi avvocati sarebbe stato vietato di parlare con i media.
La 76enne Aung San Suu Kyi è agli arresti domiciliari dallo scorso febbraio quando, con un colpo di stato, le forze militari birmane sono salite al potere ponendo fine alla breve esperienza democratica del Myanmar. Il generale Myint Swe, dal 2016 uno dei vicepresidenti, è stato nominato presidente ad interim. Ad agosto un altro militare, il generale Min Aung Hlaing, è diventato primo ministro del paese. I militari hanno realizzato il loro colpo di stato poco prima che si riunisse il nuovo parlamento dopo la elezioni di novembre, che avevano visto uscire vincente dalle urne il partito di Aung San Suu Kyi, la Lega nazionale per la democrazia (Nld), e sconfitto il Partito per la solidarietà e lo sviluppo dell’unione (Usdp) sostenuto dai militari.
Secondo una Ong locale, dal giorno del golpe militare sarebbero oltre 1300 le persone uccise e più di 10mila quelle arrestate.
Edoardo Venditti
