- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Il Quirinale conteso e Ettore Petrolini

Condividi la notizia:

Viterbo – Mica vero che tuti i presidenti della repubblica dopo sette anni sono stanchi del Quirinale.


Renzo Trappolini

Renzo Trappolini


Per esempio, Gronchi seguì più che attento il numero delle schede col suo nome negli scrutini da cui poi fu eletto il successore. Saragat pare che se la prese con quelli del partito che aveva fondato, quando non ebbe il secondo mandato. Sandro Pertini, il più amato dagli italiani, mettendo le mani avanti, disse che se gli avessero solennemente chiesto di rimanere ci avrebbe certamente fatto un pensierino e a Cossiga – che poi gli succedette – propose “Io fino a novant’anni, poi tu”. Ne aveva allora ottantanove ma con una tempra d’acciaio.

Qualche mese prima, infatti, interrotta la visita di stato in Argentina per correre al funerale di Cernenko, il capo dell’Urss (a Buenos Aires c’ero anch’io perché il presidente avrebbe dovuto partecipare a una manifestazione al teatro Colon in cui in qualche modo ero coinvolto), trovò che nei motori dell’aereo era entrato un corpo estraneo. 

Attese tre ore in aeroporto senza fare una piega, fece scalo a Roma per i cambi d’abito e, a Mosca, “durante la lunga cerimonia funebre, fu l’unico a non dare segni di stanchezza”.  (Sarà stato quest’invidiabile stato di salute a far votare il suo successore già in primo scrutinio e quasi all’unanimità?)

Il suo più antico predecessore, l’avvocato napoletano Enrico De Nicola, invece, proclamava ovunque di essere contrario al bis, ma intanto i suoi collaboratori ne avevano fatto trasportare il letto personale da Palazzo Giustiniani, dove alloggiava, al Quirinale.

Sul “Colle”, il più alto di Roma, dove per la salubrità dell’aria i papi avevano scelto di risiedere e, in tempi lontani, era stato costruito il tempio al dio Quirino, come chiamavano Romolo, quando i senatori che lo uccisero raccontarono che da lì il fondatore della città era stato assunto in cielo.

Un posto in cui non si starebbe davvero male per l’aria, per il palazzo, per la corte, ma anche per i poteri che vi si esercitano. Ben più ampi ormai di quelli scritti nel titolo II della costituzione. Se non altro perché, in un’Italia dominata dalla provvisorietà dei governanti, nessun altro potere è così duraturo (sette anni), protetto (il codice commina pene a chi si azzardi ad “offendere l’onore ed il prestigio” del titolare), irresponsabile per gli atti propri della funzione, temibile, dato che leggi e decreti sarebbero inefficaci senza la firma del presidente, il quale può anche mandare a casa il parlamento, compreso quello che l’ha eletto.

Rassegnamoci, perciò, a sentirne parlare ad ogni ora fino a febbraio. Prepariamoci ad ascoltare il verbo dell’ultima (?) omelia quirinalizia a san Silvestro ed incrociamo le dita per il dopo. Augurandoci che si eliminino tra loro le troppe bande, spesso stonate, in campo, inclusi i franchi tiratori, cioè i traditori dell’ultimo momento, e che si scelga il meno peggio.

Con una certezza ed un dubbio. La prima: che l’aria del Colle ha sempre dato forza autonoma agli inquilini a contratto settennale, quindi a chiunque verrà eletto. Il dubbio: che, se un candidato buono c’è, non faccia come quel signore di cui raccontava Ettore Petrolini: “Ho fatto uno scherzo alle ferrovie. Ho comprato un biglietto di andata e ritorno Roma – Firenze e poi non son tornato”. (a scanso di equivoci, Firenze è un nome citato solo per comodo ferroviario).

Renzo Trappolini


Condividi la notizia: