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Viterbo – Ha meravigliato che l’8 dicembre Francesco sia andato in piazza di Spagna da solo e alle sei di mattina, anziché nel pomeriggio tra fanfare ed autorità varie. Dicono sia stato per evitare rischi di contagi a Roma, ma la spiegazione non convince perché solo due giorni prima, a Cipro, aveva abbracciato gente di ogni razza, soprattutto migranti, chissà quanti dei quali vaccinati.
Ci sarà perciò qualche altra ragione, magari un segnale per far capire che preferisce la sostanza del rito al folklore o all’esibizionismo devoto. Come quando, appena eletto, disertò un importante concerto organizzato per lui. Fece sapere che era indisposto, ma, da allora, la poltrona papale in occasioni mondane con orchestrali in frac, signore in nero e cardinali in porpora, non fu più messa.
Sull’aereo che lo riportava a casa dopo il suo primo viaggio nel luglio 2013, rivelò ai giornalisti di sentirsi “un po’ ingabbiato”, spiegando di aver preferito le due camere nel moderno residence Santa Marta all’antico Palazzo apostolico perché “l’austerità credo sia necessaria per tutti quelli che vivono nel servizio della Chiesa”.
Poi, nominò vescovi e cardinali prendendoli dalla strada dove vivevano con il gregge del quale portavano appresso l’odore e molti di essi ora lo imitano lasciando i sontuosi palazzi vescovili per confondersi tra la gente senza troppe infiocchettature viola o rosse, posti di prima fila riservati e strasuperati titoli di eccellenze ed eminenze.
Quel giorno del 2013, in volo da Rio a Roma, annunciò pure che se sotto il suo pontificato c’era “ un Monsignore in galera, non c’è andato perché assomigliava alla beata Imelda” e oggi i procuratori, i giudici e il tribunale penale del Vaticano lavorano a pieno regime e senza riguardi.. Regnante, o meglio “pascolando” Francesco, la musica è cambiata e, se egli riconosce “chi sono io per giudicare una persona che è gay, quando essa ha buona volontà?”, pedofili, ladri e truffatori vengono consegnati alla giustizia perché c’è differenza tra “peccato e delitto”, tra sbagli e “lobby d’affari, di politici…”.
Sembra dunque che l’alta quota giovi alla chiarezza espositiva di Francesco quando, con una battuta, rende giustizia ai tanti danni che il “clericalismo” ha fatto nei secoli, compresi i sensi di colpa immotivati seminati e tanto sfruttati anche dal potere civile. “Il clericalismo, ha detto crudamente, ha lasciato tanti feriti e bisogna andare a curarli con la misericordia”.
Non meraviglia, perciò, che, sempre in aereo, il 6 dicembre scorso abbia chiarito che “i peccati della carne non sono gravi”. Ma meravigliate ne sono rimaste generazioni di ragazzi ai quali i confessori non mancavano mai di far domande scellerate sull’uso delle mani in coordinamento con gli organi sessuali, come quel don Balosa dell’Amarcord di Fellini che chiede meccanicamente ai ragazzi inginocchiati “Commetti atti impuri? Lo sai che San Luigi piange…“
Omnia munda mundis, si direbbe col fra Cristoforo de I promessi sposi e con Francesco: ”E’ stato peccatore anche Pietro, il vescovo sul quale Gesù fondò la Chiesa e la comunità di allora lo accettò”.
Distinguendo quindi tra peccato, peccatori e lobby di potere. Ci sono forse queste ultime dietro il documento sulla comunicazione emanato dall’Unione Europea e poi stracciato, nel quale si sconsiglia l’usa dei “nomi di battesimo” cristiano e segnatamente quelli di Maria e Giovanni di origine, peraltro, giudaica?
Lontano da noi pensare ad un involontario rigurgito antisemita, ma solo perché a pensar male si fa peccato….
Renzo Trappolini
