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Chi più governa meno chiacchiera…

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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Il problema di farsi capire non ha mai preoccupato veramente quelli che comandano e nemmeno chi ce li racconta sui giornali, in tv. Mi sono perciò sentito come vendicato quando Barbara Palombelli, a Stasera Italia, ha chiuso sconsolata il tentativo di capire un ex ministro semplicemente con un “penso che a casa abbiano capito che non abbiamo capito niente”.

Perché si cena male con i politici davanti e pastoni giornalistici indigeribili ed infiniti, per di più letti con ritmo di treni a scartamento ridotto.

Il verbo somministrato è ancora nello stile difficile che fu pure di Aldo Moro, quando se ne poteva dire con rispetto ma anche senza complessi di colpa. Come dimenticare, infatti, quel non senso della irrealtà, realizzabile solo in politica, delle “convergenze parallele”, binari che, se ci mette la mano il politico, convergono, si incontrano ma non si scontrano …come comunisti e democristiani residui nel più o meno casto connubio Pd.

Qualche esempio? Centralità, con l’aggravante talora dell’aggettivazione “politico mediatica”. Possibilismo, franchi – che dovrebbe significare “liberi” – tiratori (un nome un programma). Cabina di regia – neanche palazzo Chigi fosse un hangar di Cinecittà -, governance globale – perché si potrebbe un po’ governare e un po’ lasciare all’anarchia (si dice e si fa). Candidato di bandiera, cartello, cavalli di razza, compatibilità, conflittualità, congelamento, congiuntura, corrente, irreversibilità, ostruzionismo…

Perfino profetizzando, come Renzi a Dubai qualche giorno fa “Nel futuro la differenza sarà tra quelli che credono nella cittadinanza globale e quelli che credono nel sovranismo”. Mistero della fede. Fino all’attualità di sviluppo sostenibile e transizione ecologica, termini che ormai vanno su tutto. Poi, per ogni cosa e per ognuno, sempre pronti un’interlocuzione e un tavolo. Per mangiare insieme. Ma solo parole, parole, parole.

Così succede da noi, discendenti della Controriforma impostaci quando in Germania Lutero prese a parlare scrivere sulle magagne del potere. I tedeschi ascoltarono, lessero e impararono. Come loro, gli inglesi e tutto il mondo anglosassone dove è obbligatorio parlare con verità e se bari vai in galera.

Da noi invece, grazie all’Inquisizione, al latinorum e a una lingua di casta praticata nei tribunali, nei parlamenti e nelle chiese, prevale il gergo dei mandarini, quello proprio dalla gente che conta specialmente se sta in video. Politici ed esperti di tutto.

Con la new entry dei virologi. Ieri, in gran parte, oscuri dipendenti universitari. Oggi , miracolati dall’audience e dalla paura da pandemia, anche loro a parlare da politici.

Robert Louis Stevenson, quello che scrisse Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde, diceva che “la politica è l’unica professione per la quale non si ritiene indispensabile alcuna preparazione”. Sarà per questo che alle ultime elezioni gli italiani stufi hanno votato come hanno votato, confermando che il popolo, nel rispetto delle migliori tradizioni latine, se ne frega?

Consoliamoci, però. Sembra che per ora ci governi uno di poche parole e, dicevano in Inghilterra già nel 1600, “chi più governa, meno chiacchiera”.

E a Viterbo?

Renzo Trappolini


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