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Supercar a prezzi imbattibili col trucco da Elio Marchetti, secondo agenzia delle entrate e finanza

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Viterbo – (sil.co.) – Supercar a prezzi imbattibili col trucco da Elio Marchetti, è entrato nel vivo ieri coi primi due testimoni dell’accusa il processo “bis-ter” dell’inchiesta Déjà vu. Davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco sono stato sentiti una funzionaria dell’agenzia delle entrate e un militare della guardia di finanza. 


Polstrada e finanza in una delle aziende di Elio Marchetti

Polstrada e finanza in una delle aziende di Elio Marchetti


E’ il processo, nato dall’unificazione di due filoni dell’inchiesta Déjà vu, in cui oltre al noto imprenditore viterbese Elio Marchetti sono imputati anche la sorella maggiore Rosalba Marchetti (entrambi difesi dallo studio Massatani e da Marco Valerio Mazzatosta), il fornitore tedesco Adrian Glowats (difeso dall’avvocato Anna De Cesare), la dipendente Emilia Tiveddu (avvocati Francesco Massatani e Michele Ranucci), Giuseppe De Lucia (Michele Vaira del foro di Foggia) e Domenico Sordo (Francesco Paolo Ferragonio anche lui del foro di Foggia).

E’ l’inchiesta della procura sfociata il 3 maggio 2017 in sei arresti da parte della guardia di finanza e della polstrada, tra cui quello dell’imprenditore 47enne viterbese, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale sulle vetture di grossa cilindrata importate dall’estero. 

Un primo processo si è chiuso il 1o luglio 2020 con la condanna in primo grado di Marchetti a cinque anni e quattro mesi in quanto promotore della presunta associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale sulle vetture di grossa cilindrata importate dall’estero “col trucco”. E’ stato invece condannato a due anni e sei mesi in quanto partecipe (e non anche lui promotore come sosteneva l’accusa) un altro dei presunti complici, l’imprenditore pugliese Domenico Sordo, titolare di un’agenzia di pratiche auto di Foggia.

Secondo l’accusa, l’associazione a delinquere di cui Marchetti sarebbe stato la mente avrebbe omesso il versamento a favore delle casse dell’erario di Iva dovuta pari a 5 milioni e 400mila euro e di un milione e mezzo di Ires.

Ieri, nel corso dell’udienza straordinaria fissata lo scorso 21 settembre, sono stati ascoltati i primi due testimoni del pm Stefano D’Arma, che ha per l’appunto indicato un militare della guardia di finanza e un funzionario dell’agenzia delle entrate, che hanno ricapitolato i termini delle accuse.

Al termine sono state fissate altre due udienze, l’11 febbraio e il 25 marzo, entrambe sempre di venerdì, per sentire ulteriori testimoni della lunga lista del pubblico ministero. 


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