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Il vescovo Fumagalli: “Quando celebro messa rischio che qualche calcinaccio mi cada in testa”

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Viterbo – “Ogni volta che celebro messa rischio che qualche calcinaccio mi cada in testa”. Sono le parole del vescovo di Viterbo Lino Fumagalli. Parole che evidenziano lo stato in cui versa la cattedrale della città in piazza San Lorenzo. Ieri mattina il convegno nella sala del Centro di documentazione diocesana, organizzato dalla soprintendenza e dalla diocesi, in cui sono stati raccontati i primi interventi che inizieranno il prossimo anno. Consolidamento delle strutture, riapertura delle cappelle laterali, adesso è visitabile soltanto una, e della cappella barocca alle spalle dell’altare centrale, il cosiddetto “cappellone”. 

“È un primo passo – ha detto il vescovo Fumagalli – ci auguriamo che ne vengano fatti altri altri per trasmettere questo importantissimo patrimonio cittadino alle generazioni future”.


Viterbo - Margherita Eichberg e Lino Fumagalli

Viterbo – Margherita Eichberg e Lino Fumagalli


Ieri, alla presentazione dei lavori, che prevedono anche la disposizione di due tiranti lungo le navate per ancorare la struttura e consolidarla dal punto di vista sismico, assieme al vescovo anche la soprintendente Margherita Eichberg e i tecnici del ministero.

“La cattedrale è un punto di riferimento per la città – ha sottolineato Fumagalli -. Il pavimento è splendido, ma si sta sbriciolando. Ho anche paura a farlo pulire perché ogni volta si stacca qualche pezzettino. Le cappelle sono quasi tutte chiuse, quando invece andrebbero riaperte a partire dalla cappella del papa portoghese Giovanni XXI il cui sarcofago, da quando è stato chiuso il posto che l’ospitava, sta ormai girando da anni per tutto il duomo”.


Viterbo - Il pavimento del duomo

Viterbo – Il pavimento del duomo


A promettere aiuto alla diocesi, anche la regione Lazio. Soprattutto per quanto riguarda la pavimentazione del duomo e il loggiato di palazzo dei papi. In quest’ultimo caso pare però che il finanziamento messo a disposizione dalla regione sia difficile da utilizzare, con la diocesi che starebbe tentando di trovare una soluzione assieme all’ente regionale.

“Il duomo – ha commentato Eichberg durante il suo intervento – non è un malato grave, ma va sorvegliato”.

La costruzione del duomo di Viterbo risale all’istituzione della diocesi viterbese da parte di papa Celestino III nel 1192. Posto accanto al celebre palazzo papale duecentesco, il duomo appare oggi come il risultato di una lunga serie di aggiunte e trasformazioni. Il suo campanile risale al 1369, quando papa Urbano V concesse indulgenze a quanti contribuivano ai restauri della chiesa e all’erezione della torre campanaria. La cuspide del campanile verrà aggiunta nel 1450. Dieci anni dopo, si rifacevano le capriate di copertura della cattedrale e nel 1490 la navata centrale veniva sgombrata dalla presenza della ‘schola cantorum’.


Viterbo - Il duomo

Viterbo – Il duomo


Nel 1568 si dette avvio alla demolizione dell’abside centrale romanica, per permettere la costruzione di un ampio coro, detto il Cappellone. Risale invece al 1570 il rifacimento dell’intera facciata, voluta dal cardinale Giovanni Francesco Gambara, amministratore apostolico della diocesi. Ludovico da Cortona venne incaricato di costruire dieci cappelle laterali al corpo delle navate.

I lavori alla nuova sacrestia iniziarono nel 1650, e nel 1681 l’interno della chiesa venne coperto da una volta a botte e decorato con stucchi. Nel 1724 terminò la realizzazione della cappella dedicata ai Santi Valentino e Ilario, progettata da Giovanni Battista Contini. Tra il 1876 e il 1878 l’architetto purista Luca Carimini eseguì un restauro neo-medievalista dell’interno del duomo, che sollevò non poche polemiche. Nella notte del 27 maggio 1944, un grappolo di bombe sfondò il tetto ed esplose al centro della navata principale, distruggendo parte delle decorazioni. Con il restauro post-bellico, concepito tra il 1945 e il 1952, venne infine parzialmente riproposta la chiesa interna nelle forme tardomedievali precedenti le grandi trasformazioni cinque-settecentesche.

Daniele Camilli


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