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“A via Pasolini non si può fare una strada e Martina Salza dovrebbe saperlo bene…”

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Sutri – Riceviamo e pubblichiamo – Il Comitato del centro storico di Sutri, di cui non si conosce la natura giuridica, né quali siano le azioni concrete che svolge a beneficio della collettività, continua nella sua opera denigratoria e demagogica contro l’attuale amministrazione, in particolare verso il sindaco Vittorio Sgarbi e il vicesindaco Luigi Di Mauro.


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Lo ha fatto ieri, sapendo di mentire, in occasione dei danni arrecati alla chiesa di San Francesco nell’allestimento del presepe da parte della Fondazione Caffeina in occasione del Caffeina Christmas village, attribuendo la responsabilità all’amministrazione, ben sapendo che le autorizzazioni all’uso della chiesa, di proprietà del Fec, furono rilasciate dal parroco in rappresentanza della Curia unica concessionaria del bene. Lo fa oggi, segnalando alla prefettura di Viterbo pericoli di strade dissestate, pur sapendo che sono di proprietà della provincia di Viterbo, con l’ultimo articolo apparso su Tusciaweb il 27 novembre, dal titolo: “Via Pasolini impraticabile e i 90mila euro per la messa in sicurezza destinati altrove”.

Vogliamo ricordare ai componenti del fantomatico comitato (che potremmo interpretare quale mero strumento di speculazione politica, come, fortunatamente, ben evidente alla maggioranza dei sutrini) e alla sua presidente, Martina Salza, già assessore della giunta Cianti per 5 anni, che dovrebbe ben conoscere come stanno veramente le cose e che non vi sono mai stati in bilancio fondi destinati alla suddetta via. Anzi, va ricordato, specie a coloro i quali fa male la memoria, che Cianti, nel corso del suo mandato da sindaco, voleva trasformare quella strada vicinale in una circonvallazione, ma non ha mai ottenuto le autorizzazioni necessarie alla trasformazione.

Se il comitato avesse l’accortezza di andarsi a leggere gli atti depositati in comune, avrebbe constatato che, con delibera numero 227 del 30 ottobre 2008, la giunta Cianti prendeva atto dei dinieghi da parte degli enti preposti alla tutela ambientale “Circa la possibilità di realizzazione dell’opera nonché la molteplicità di richieste effettuate di vari uffici regionali rendono complesso e pieno di insidie il relativo procedimento volto all’approvazione dello stesso”, e per tale motivo “dover effettuare un ripensamento generale dell’opera in questione utilizzando i fondi per realizzare il sottopasso” assolutamente inutile, sapendo che non poteva essere realizzata la circonvallazione, utilizzando lo stesso, quindi, come collegamento tra via Cassia, via della Stazione e viale Marconi e non per collegare la Sp Ponterotto alla Sp di Ronciglione, destinando i soldi della circonvallazione ad opere non meglio definite “di riqualificazione ambientale dell’area sottostante l’arco di Porta Morone […] In sostituzione del collegamento tra la Sp Ponterotto e la Sp Ronciglione in quanto di difficile realizzazione dal punto di vista normativo di tutela del paesaggio ambientale e alla luce anche della nuova normativa in materia ambientale Ptpr”.

Quindi, nonostante il divieto di realizzare l’opera, l’allora sindaco Cianti e la sua maggioranza diedero il via libera alla realizzazione di un sottopasso il cui progetto era a firma degli studi studio Marconi e Allegrozzi (che aveva la sua ragione d’essere solo se funzionale alla circonvallazione che avrebbe creato un collegamento anulare intorno alla città), accendendo un mutuo presso la Cassa Ddpp di 206mila 582,76 euro e di 139mila 953,12 euro mediante assunzione di ulteriore finanziamento.

Tutto ciò premesso, e nonostante la consapevolezza di non poter realizzare una strada su quel tratto, sempre l’amministrazione Cianti, di cui faceva parte la presidente Martina Salza con l’incarico di assessore, portò all’approvazione del consiglio comunale la delibera numero 72 del 27 novembre 2014 per classificare la strada vicinale Rio Rotto come strada privata a uso pubblico (delibera a cui l’attuale vicesindaco, Luigi Di Mauro, votò contro perché riteneva non fosse adeguata ad ottenere lo status di uso pubblico in quanto creata negli anni ’80 come prosecuzione della vicinale San Benedetto), ingenerando confusione nei cittadini che da quel momento hanno iniziato a transitarvi con le auto, anche se in realtà quella non era e non è una strada percorribile dagli automezzi. 

Ma vi è anche un ulteriore motivo per cui via Pasolini non poteva essere classificata come strada ad uso pubblico.

Dalla cartografia, infatti, è emerso che il tracciato occupa il vecchio corso del fosso Rio Rotto, per cui questo, di proprietà del Demanio, richiede una verifica e riclassificazione da parte delle autorità competenti con un iter complesso che ha durata di anni. Ciò significa che il comune, adottandola come via ad uso pubblico, si è assunto responsabilità relative alla incolumità delle persone che non gli competevano. 

L’amministrazione nella consapevolezza che in quel tratto non si poteva, almeno nell’immediato, realizzare una strada di collegamento, ha scelto di mettere in sicurezza un’arteria importante del centro storico, via Roma e via Garibaldi, che versa in condizioni pessime, ripristinando l’antico selciato che restituisce alla città il suo aspetto originario. 

Non capiamo quindi quale sia il problema del Comitato su una scelta sensata e responsabile di questa amministrazione. L’operoso comitato, pertanto, ritiene più importante intervenire dove non si può o dove effettivamente è necessario?

Luigi Di Mauro
Vicesindaco di Sutri


– Il Comitato centro storico: “Via Pasolini è impraticabile e i 90mila euro per la messa in sicurezza destinati altrove…”


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