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Viterbo – Elezioni provinciali, è il giorno della verità. Oggi si vota dalle 8 alle 20 per eleggere il consiglio e il successore di Pietro Nocchi alla presidenza.
Mai come stavolta, da quando l’ente è stato “declassato” e non più eletto dai cittadini ma da amministratori locali, attorno a palazzo Gentili si era concentrata tanta attenzione da parte della politica.
Centrodestra spaccato. Fratelli d’Italia e Lega a sostegno di Alessandro Giulivi, mentre Forza Italia è con Alessandro Romoli, sostenuto pure dal Partito democratico.
Una tornata elettorale i cui effetti rischiano di farsi sentire ben oltre via Saffi. Almeno fino a piazza del Plebiscito, sede del comune di Viterbo. L’alleanza FI-FdI-Lega vacilla pericolosamente, per effetto del duro scontro in atto.
Sono cinque le liste che si sono presentate. Azzurri per la Tuscia (Forza Italia) e Tuscia Democratica (Pd e non solo) con Romoli, Tuscia Tricolore (FdI) e Prima la Tuscia (Lega) per Giulivi. La quinta è Per i beni comuni, zona Dem, d’ispirazione fioroniana. Non appoggiano ufficialmente nessuno dei due candidati, ma c’è chi sostiene come propendano più per il sindaco di Tarquinia, piuttosto che per quello di Bassano in Teverina.
Siccome ai seggi vanno amministratori di comuni, sindaci e consiglieri, il cui orientamento è noto, qualcuno ha provato a fare previsioni. Romoli sarebbe in vantaggio. Ma comunque vada, la vita del sindaco di Viterbo Giovanni Arena non sarà facile.
Stretto tra due fuochi. Forza Italia da una parte, FdI e Lega dall’altra. Il primo cittadino si professa da sempre uomo di partito. Quindi voterà per l’azzurro Romoli? Meno probabile che decida d’astenersi, più difficile che possa optare per l’altro candidato. Posizione molto scomoda la sua, già l’astensione quando si è trattato di votare il bilancio all’ultimo consiglio provinciale dell’era Nocchi, ha provocato l’ira di FdI e Lega, che invece hanno abbandonato i lavori.
Lo scontro tra partiti ancora una volta va a ricadere sul comune capoluogo e gli effetti possono essere imprevedibili.
Ieri, a piazza del Plebiscito circolavano diversi consiglieri di maggioranza e il clima era da ultimo giorno di scuola. La frase più ricorrente era tutti a casa, qualcuno ha evocato il notaio (per firmare le dimissioni e fa cadere l’amministrazione), altri più prudenti prospettavano un azzeramento della giunta e altri ancora, i più audaci, un rimpasto per escludere Forza Italia dalla maggioranza.
Ipotesi complicata, quest’ultima. Intanto perché Arena dovrebbe “ripudiare” il suo stesso partito e poi perché i numeri sarebbero sempre risicati e le sedute di consiglio ogni volta in seconda convocazione, col quorum più basso.
Un bel pasticcio che potrebbe anche risolversi nella più classica delle bolle di sapone. Anche se è difficile immaginare come una simile frattura possa ricomporsi.
Per ora, meglio concentrarsi sulla provincia, che è la ragione di tutta questa confusione.
Si vota fino alle 20 e poi domani mattina lo scrutinio per conoscere il nuovo presidente tra Romoli e Giulivi e i nomi dei 12 consiglieri provinciali. Lunedì è un altro giorno.
Giuseppe Ferlicca
– I candidati consiglieri delle cinque liste presentate

