Isola del Giglio – La Costa Concordia
Isola del Giglio – 10 anni fa il disastro della Costa Concordia in cui morirono 32 persone.
Era la notte del 13 gennaio 2012, quando la Costa Concordia naufragò all’isola del Giglio. Dopo essersi scontrata con gli scogli detti delle Scole, si aprì sul lato sinistro una falla lunga circa 70 metri. Nel disastro morirono 32 persone e altre 157 furono ferite. Si è trattato di uno dei più gravi incidenti marittimi. La Costa Concordia è stata la nave di maggior tonnellaggio nella storia ad essere stata vittima di naufragio.
Quella sera il comandante della nave, Francesco Schettino, deviò la rotta per avvicinarsi all’isola del Giglio. Alla base della decisione c’era la volontà di praticare l’inchino, una consuetudine che consiste nell’avvicinarsi il più possibile alla costa per rendere omaggio a qualcuno sulla terraferma. Schettino ha inoltre tardato nel dare l’ordine di abbandono nave, comunicando la decisione soltanto un’ora e 9 minuti dopo l’impatto, nonostante già da svariati minuti fosse a conoscenza del fatto che la nave aveva perso la galleggiabilità.
Francesco Schettino è stato condannato a 16 anni di reclusione, dieci per omicidio plurimo colposo e lesioni colpose, cinque per naufragio colposo, uno per abbandono della nave.
“Il naufragio della Costa Concordia non fu soltanto una tragedia marittima, è una vicenda che si è creata per un’azione scellerata, come fu giustamente definita all’epoca dal procuratore capo – ha spiegato il senatore Gregorio De Falco, all’epoca dei fatti Comandante della sala operativa della Capitaneria di porto di Livorno -. Quella vicenda per puro caso si è verificata su una nave, non è legata alla tecnica della navigazione, è una vicenda irripetibile nel senso che senza lo sfasamento che ci fu nella persona del comandante tra il proprio ruolo e il proprio interesse non si sarebbe verificato tutto questo”.
“Ripensando in questi anni a quei momenti, se avessi fatto tutto quello che potevo, alla fine mi sono detto che sì, non potevo fare di più – ha detto Mario Pellegrini, che allora era vicesindaco del Giglio -. Ricordo le scarpe. Erano centinaia, fluttuavano nell’acqua. Le mani segate dalle corde. La paura negli sguardi vuoti dei passeggeri. Il terrore nei volti dei bambini indifesi”.
“Ci insegna che si possono fare degli errori tragici e anche sistemici, perché ritengo che c’è un responsabile penale ma ci sono anche altri responsabili di questa tragedia – ha dichiarato Franco Gabrielli, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio e capo della Protezione civile quando avvenne il disastro della Costa Concordia – . E ci insegna che è possibile riscattarsi, porre rimedio agli errori, e anche che laddove si realizzano corrette sinergie si possono conseguire cose straordinarie”.
