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Roma – Anche il quinto giorno di votazioni si conclude con una fumata nera. Nonostante le due chiame della giornata, la prima alle 11 e la seconda alle 17, i grandi elettori non sono ancora riuscita a trovare la quadra per eleggere il nuovo presidente della repubblica.
Ma se da una parte l’Italia sta ancora aspettando il nuovo presidente, dall’altra sembra essere emersa nel pomeriggio una certa convergenza da parte dei leader dei principali partiti di scegliere una donna come prossimo capo dello stato.
Alla seconda chiama della giornata, iniziata alle ore 17, i votanti sono stati 978 su 1009 grandi elettori. Ad aver ricevuto il più alto numero di preferenze è stato il presidente della repubblica uscente Sergio Mattarella con 336 voti. Seguono Nino Di Matteo con 41, Pier Ferdinando Casini con 9, Luigi Marconi con 8, Mario Draghi con 5, Marta Cartabia con 5, Elisabetta Belloni con 5, Giuliano Amato con 3, Elisabetta Casellati con 2. Gli astenuti sono stati 445, le schede bianche 106, quelle nulle 4 e i voti dispersi 9.
La quinta giornata di votazioni per il Quirinale si era aperta con la chiama delle 11. A ottenere il più alto numero dei voti nella mattinata è stata la presidente del senato in carica, Elisabetta Casellati, candidata dal centrodestra. La seconda carica dello stato ha infatti ottenuto 382 preferenze, ma difficilmente il suo può essere considerato un buon risultato. Non tanto perché non è riuscita a raggiungere il quorum dei 505 voti per essere eletta, com’era prevedibile. Ma perché Casellati non è riuscita ad andare oltre i 400 voti, la soglia fissata dalla coalizione di centrodestra per ricandidarla anche alla seconda chiama del pomeriggio.
Ad aver pesato sono stati circa una settantina di franchi tiratori all’interno della stessa coalizione, che hanno deciso di non votare per Casellati pur essendo di centrodestra. Da parte loro, invece, Pd, M5s, Leu e Iv si sono astenuti alla prima chiama. Come avevano infatti già annunciato ieri, questi partiti ritengono inopportuno votare la presidente del Senato in carica come prossimo capo dello stato.
E così la seconda chiama si è aperta con il centrodestra che aveva già annunciato di astenersi e il centrosinistra di votare scheda bianca. Un risultato annunciato, dunque, quello emerso al termine del secondo spoglio della giornata.
Ma se lo stallo continua all’interno dell’aula di Montecitorio, qualcosa si muove all’esterno. Nel pomeriggio, infatti, il leader della Lega Matteo Salvini si è prima incontrato con il premier Mario Draghi, poi con Enrico Letta e Giuseppe Conte negli uffici della Camera. Un vertice, quest’ultimo, che ha fatto seguito a quello interno tra Pd, M5s e Leu.
Che qualcosa si sta muovendo lo si evince anche dalle parole di Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al senato. “Abbiamo avviato una trattativa con il centrosinistra”, ha affermato la forzista. Poi è stata la volta di Matteo Salvini, che ha dichiarato: “Sto lavorando perché ci sia una presidente donna. Una donna in gamba, non faccio nomi né cognomi”. E fra tutte, si rafforza l’ipotesi di Elisabetta Belloni
Parole, quelle del leghista, riprese anche dal Giuseppe Conte. “Sono molto felice che anche le altre forze politiche mostrino di voler convergere su un profilo femminile di alto livello per eleggere la prima presidente donna della nostra repubblica – ha affermato il leader pentastellato. È sempre stato un nostro auspicio”.
Fra tutti i nomi si fa strada uno già emerso nei giorni scorsi, quello di Elisabetta Belloni. Nata a Roma nel 1958, Belloni è una diplomatica e funzionaria, dal 2021 direttrice generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza.
Quello di Belloni è uno dei nomi sul tavolo, ma già arrivano i primi no. In primis da parte di Italia Viva. “Che il capo dei servizi segreti in carica diventi presidente della repubblica è inaccettabile – ha commentato Matteo Renzi su Twitter -. Si tratta di una deriva senza precedenti. Non voterò Elisabetta Belloni. Che è una mia amica. Ma dai servizi segreti non si va al Quirinale: chi non lo capisce non ha cultura istituzionale”.
Gli occhi sono dunque tutti puntati alla votazione di domani. Il quorum è sempre quello della maggioranza assoluta, ovvero 505 voti.
Edoardo Venditti
