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Mario Draghi, un altro marziano a Roma?

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Mario Draghi

Mario Draghi


Viterbo – Impossibile che Ennio Flaiano, sceneggiatore tra l’altro de La dolce vita, conoscesse Mario Draghi quando, nel 1956 (il banchiere aveva nove anni), scrisse di un marziano che, sceso a villa Borghese, nel giro di pochi mesi fu prima acclamato con “la speranza che tutto cambierà” e poi praticamente coperto dalla carta scivolosa della solita ancestrale diffidenza.

Il marziano veniva da un pianeta in cui conoscevano i guai di dove era atterrato e disponevano dei mezzi per eliminarli.

Il presidente della repubblica si affrettò allora a riceverlo; Fellini, il regista, “sconvolto dall’emozione” prevedeva cose nuove e buone per leggi, economia, cultura; i giornali gareggiavano a chi lo raccontava di più e meglio e la gente festeggiava dappertutto, mentre la vita dei partiti sembrava essersi fermata: alla Camera, presente il marziano, una legge che aumentava le tasse fu approvata all’unanimità, “euforicamente” e quella decina di caporioni che si erano creduti imperatori di partiti e parlamento marciavano ormai da Roma a Marte.

L’“effetto marziano” aveva portato l’attenzione benevola dell’intero sistema planetario su questa parte di terra che in giro per il mondo qualcuno considerava popolata da “balbuzienti che chiedono l’elemosina a un sordo”, cosicché tanti credettero giunto il momento del benessere e, pur da disordinati quali naturalmente erano, sembrarono accettare ordine e regole, pure a prezzo di un po’ di libertà.

Tutto bello, ma troppo duro per durare. Cominciò presto, infatti, a tornare nei palazzi l’antico sentire di chi “non crede ai conterranei che non gli somigliano”; gli invitati ai ricevimenti in onore dell’extraterrestre disertavano; i giornali non pubblicavano più le foto dei vip col marziano e un fotografo urlò “’ A marzià, tte scanzi!?” Infine, una sera, in via Veneto, mentre attraversa la strada, qualcuno, chiamatolo “’A marzianoooo!” gli crepitò dietro lunghi suoni di bocca e mano di irridente tradizione napoletana.

Il racconto si conclude col marziano intenzionato a ripartire con l’astronave, che però gli hanno fatto pignorare.

Quando, a febbraio scorso, Mario Draghi atterrò sul Quirinale sembrò destinato a prendervi poi dimora stabile, almeno per sette anni.

Così nelle pre(o)messe, fino a quando, una selva di schede bianche soffiate da quelli di Montecitoro…

Renzo Trappolini


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