Viterbo – “La scuola non deve produrre ma formare. Bisogna smettere di tagliare, di risparmiare, di sfiduciare. La scuola è l’anima di un paese e bisogna averne la massima cura”. Ne è convinta la scrittrice Dacia Maraini, che ripercorre con Tusciaweb le tappe sociali e culturali dell’anno appena trascorso e traccia le sfide che l’Italia dovrà affrontare nel 2022.
Viterbo – Dacia Maraini alla Galleria del teatro Caffeina
Cosa ricorderà del suo 2021?
“Ricorderò le impressioni dolorose come la vista di tanta gente finita in ospedale e i tanti morti. Qualche ricordo piacevole rimarrà, come gli incontri a remoto con studenti motivati e vogliosi di discutere delle grandi questioni del mondo”.
Cosa assorbirà il panorama letterario da questi anni di pandemia? Sul breve e sul lungo termine come saremo in grado di raccontare questi sconvolgimenti?
“Difficile dirlo. La narrativa ha bisogno di tempo per raccontare il presente. Il giornalismo lo fa subito, il romanzo ci deve ragionare e trasformare il presente in memoria. Per il momento la narrativa si sta concentrando sul problema famiglia. La crisi della famiglia evidentemente ha colpito l’immaginazione degli scrittori. Con la famiglia naturalmente lo sguardo si allunga sul passato storico e di quello parlano molti romanzi”.
È uscito da poco il Meridiano che raccoglie la sua opera. Come ci si sente a ricevere un riconoscimento di questo tipo?
“A me interessa la stima professionale dei critici e dei lettori. Non l’ammirazione che di solito è legata a tanti altri aspetti della persona. Il Meridiano è un segno di stima e di questo ringrazio chi ha voluto dedicarmi il volume e chi ci ha lavorato con generosità”.
Il 2021 ci ha privati di alcune donne immense, autrici che hanno segnato la nostra epoca e che sono state simbolo e modello, culturale e sociale, di tutta una stagione artistica. Milva, Carla Fracci, Raffaella Carrà, Piera Degli Esposti e Lina Wertmüller… Con loro, cosa ci lascia?
“Il mondo femminile ha molto bisogno di modelli. E i nomi da lei citati sono un esempio di modello professionale e culturale… Le donne spesso si scoraggiano di fronte alle difficoltà di un doppio lavoro, di fronte alla diffidenza nei riguardi della loro creatività. I modelli di quelle donne che sono riuscite a fare apprezzare la propria creatività le aiuta a rivalutarsi e le incoraggia a insistere per fare riconoscere il proprio talento”.
Come valuta i cambiamenti che ha subito l’istruzione in questo periodo? Cosa va fatto dal punto di vista politico per il mondo della scuola?
“Dal punto di vista politico va investito tanto di più sulla scuola che rappresenta il nostro futuro. Investimenti non solo economici ma culturali. Bisogna sacralizzare la scuola che è stata brutalmente dissacrata con le ultime riforme. L’idea che la scuola sia una azienda, non funziona per niente. L’idea di trasformare i presidi in dirigenti è pessima. La scuola non deve produrre ma formare. Bisogna smettere di tagliare, di risparmiare, di sfiduciare. La scuola è l’anima di un paese e bisogna averne la massima cura. Per quanto riguarda l’istruzione, gli insegnanti che hanno capito come sta cambiando il rapporto fra docenti e discenti, hanno trovato gli studenti pronti e disponibili, a volte addirittura entusiasti. Coloro che non hanno capito i cambiamenti e si intestardiscono su una visione verticale del sapere, finiscono per perdere i loro allievi. Gli studenti oggi vogliono essere parte del processo di apprendimento. Ed è giusto che sia così”.
Come giudica l’operato del governo Draghi finora? L’Italia ha più bisogno di Draghi presidente della repubblica o del consiglio?
“Io sono per Draghi al governo. Credo che in questa difficile situazione sia la persona giusta per tenere buoni rapporti con l’Europa e non perdersi in inutili risse interne. L’ideale sarebbe, per lo meno fino alla fine di questa pandemia, che rimanesse questa bella accoppiata Draghi Mattarella, ma capisco che il presidente della Repubblica sia stanco e voglia lasciare. In questo caso chiederei al parlamento di chiamare una donna. Ce ne sono tante bravissime, col carisma, l’autorevolezza, le capacità e le competenze per prendere il posto di rappresentanza più prestigioso”.
Alessio Bernabucci
