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Il boss Trovato: “Il ristoratore ha bisogno di un’addrizzata”

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Mafia viterbese - Una delle vetture date alle fiamme (nei riquadri Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi)

Una delle vetture date alle fiamme (nei riquadri Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi)


Viterbo – “Il ristoratore ha bisogno di un’addrizzata”, disse il boss Trovato del cliente insoddisfatto di Manuel Pecci. La versione edulcorata di “la prima volta si ragiona, la seconda si bastona, la terza si rompe il culo”.

Oggi, nel frattempo, sono passati tre anni esatti dal blitz dell’operazione Erostrato sfociata in tredici arresti il 25 gennaio 2019.

Ha lasciato il segno lo “slogan” dei boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, citato venerdì dal pm antimafia Fabrizio Tucci durante la prima udienza della discussione del processo agli imprenditori viterbesi Manuel Pecci e Emanuele Erasmi e all’operaio romeno Ionel Pavel, imputati di danneggiamento ed estorsione aggravati dal metodo mafioso. 

Una frase simbolo del “metodo mafia viterbese”, secondo il sostituto procuratore della Dda di Roma, per il quale Pecci, titolare con la famiglia di un salone di bellezza, non poteva non sapere con chi si “accompagnava” quando, il 13 dicembre 2017, con il boss Giuseppe Trovato si è recato nel locale del ristoratore, cliente insoddisfatto del suo centro estetico che gli aveva fatto scrivere dall’avvocato, per convincerlo a più miti consigli.


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Il boss Trovato il giorno dell’arresto, il25 gennaio 2019


Dopo il flop del “si ragiona” – in quanto il ristoratore gli avrebbe mancato di rispetto – Trovato, intercettato mentre stava riaccompagnando Pecci in macchina al salone, gli ha preannunciato l’intenzione di passare al “si bastona” e anche al “si rompe il culo”.

“L’unica via per le vittime era cedere – ha sottolineato il pm, aggiungendo – Trovato ha messo in atto tutti i suoi intenti criminali, eccetto quelli sventati dai carabinieri”. Come quando, pochi giorni dopo il blitz nel ristorante, la sera del 20 dicembre 2017, Trovato, assieme al “guardaspalle” Spartak Patozi, fu fermato e denunciato a piede libero perché trovato in possesso di due martelli.

Nella fattispecie, l’intervento messo in atto dai militari mentre la coppia tendeva un agguato al ristoratore fuori dal locale, ha fatto sì che la vittima si salvasse da una scarica di botte che, secondo l’accusa, avrebbero dovuto chiarirgli il “concetto di rispetto”. 


Carlo Taormina, Manuel Pecci e Fausto Barili

Carlo Taormina, Manuel Pecci e Fausto Barili


Sul tappetino posteriore della vettura, verso le 22,15 del 20 dicembre di cinque anni fa, i carabinieri trovarono e sequestrarono i due martelli, uno per uno, a portata di mano della coppia di sodali, entrambi già condannati in primo e secondo grado per associazione di stampo mafioso.

Oltre ai due martelli, motivo per cui sono finiti a processo per porto abusivo di oggetti atti ad offendere, gli investigatori nel corso dell’operazione sequestrarono anche tre paia di guanti e tre passamontagna nascosti nel vano della ruota di scorta.

Quattro giorni prima, la sera del 16 dicembre, Trovato e Patozi erano stati già fermati, sempre secondo quanto emerso nel corso delle indagini sfociate nei tredici arresti dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019, mentre stavano pedinando la vittima, che il 13 dicembre aveva mancato di rispetto al boss.

Il processo si è aperto il 24 marzo 2021 davanti al giudice Silvia Mattei, che ha dovuto rinviare al 26 gennaio 2022, cioè a domani, dopo che le difese hanno rappresentato la volontà dei due imputati di presenziare, il che significa che il processo dovrà celebrarsi nell’aula 7, nel frattempo attrezzata per i collegamenti in videoconferenza con gli istituti di pena dove ci sono detenuti in alta sicurezza o in regime 41 bis. Nel frattempo il giudice Mattei è stata trasferita all’ispettorato del ministero di giustizia, quindi bisognerà vedere a chi il processo sarà assegnato.

Trovato, all’epoca imprenditore nel settore dei compro oro e titolare di tre negozi nel capoluogo, è assistito dallo storico difensore Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia e Marco Valerio Mazzatosta, Patozi dall’avvocato Floro Sinatora.


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“Il ristoratore ha bisogno di un’addrizzata”

Risale al 13 dicembre 2017 il blitz del boss Trovato e del parrucchiere al ristorante del cliente insoddisfatto di un trattamento estetico per convincerlo, secondo l’accusa con metodo mafioso, a più miti consigli nel timore di azioni legali.

Dopo l’incontro Trovato, su tutte le furie per la scarsa “collaborazione”, minaccia ritorsioni contro la vittima, ipotizzando di bruciare la macchina del ristoratore. Poi di aggredirlo, dargli le botte, prenderlo a martellate e mandarlo in ospedale. 

Il 14 dicembre, Trovato, nel corso di una conversazione che è stata intercettata, dice all’interlocutore: “Il ristoratore ha bisogno di un’addrizzata”.


Una rapina e un pestaggio a martellate per punizione

Trovato, sempre spiato dagli investigatori, decide di concretizzare quanto promesso, progettando due spedizioni punitive contro il ristoratore: una rapina la sera del 16 dicembre e un pestaggio “a martellate” la sera del 20 dicembre 2017.

“Temendo il peggio, li abbiamo fermati noi con la scusa di un controllo  il 16 dicembre e poi la sera del 20, mentre erano appostati in un parcheggio, pronti a prendere a martellate la vittima. Sull’auto avevano due martelli, tre passamontagna e tre paia di guanti, come avevamo sentito dalle intercettazioni”, ha spiegato all’udienza del 10 dicembre 2020 a Pecci, Erasmi e Pavel l’allora comandante della compagnia carabinieri di Viterbo.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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