Capranica – (sil.co.) – Ci prova con la moglie del migliore amico e la minaccia: “Ti do due schioppettate e poi ti imbalsamo”. Vittima una 57enne.
L’uomo, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, è imputato di violenza sessuale e stalking davanti al collegio presieduto dal giudice Eugenio Turco. Secondo l’accusa, avrebbe approfittato dell’allontanamento forzato del compagno della donna, per motivi di salute, per cominciare a perseguitare la parte offesa, all’epoca residente a Capranica e titolare di una pizzeria in un centro limitrofo.
“Sono stata costretta a trasferirmi a Roma, perché quello che per dieci anni è stato il miglior amico del mio compagno non la smetteva di tormentarmi e mettermi le mani addosso”, ha riferito ieri alla prima udienza del processo, dove è giunta scortata dai carabinieri perché la volta precedente non si era presentata.
“Ti do due schioppettate e poi ti imbalsamo, così nemmeno diventi vecchia”, l’avrebbe minacciata.
La 57enne ha denunciato l’imputato il 27 aprile 2019. “Non contento, dopo la querela lui ha fatto il verso di investirmi con la sua macchina rossa, vivo tuttora nel terrore delle macchine rosse, penso sempre sia lui, me lo trovavo dappertutto nonostante il divieto di avvicinamento”, ha spiegato.
L’avvocato Paolo Delle Monache
Di fronte al suo rifiuto, avrebbe anche minacciato di ucciderle i cani. E dopo il suo trasferimento nella capitale avrebbe preso ad aspettarla alla fermata del bus. “L’ho anche ripreso, posso produrre il video fatto col telefono”, ha rivelato in aula la 58enne..
“Per spiarmi, mentre ero al lavoro in pizzeria, ha fatto un buco nella siepe, dove si appostava per guardarmi. Lol ha visto anche il mio socio”, ha aggiunto, sottolineando come anche l’ex comandante della municipale e l’ex comandante dei carabinieri di Capranica siano a conoscenza del suo calvario.
Per cacciarlo di casa, una volta lo avrebbe preso a ombrellate. “Voleva entrare a tutti i costi, sapendo che non c’era mio figlio. Un’altra volta mi ha messo una mano sul sedere perfino davanti a lui. E quando mio figlio l’ha redarguito perché mi toccava, gli ha risposto che era per aiutarmi a salire le scale. Mi metteva sempre le mani addosso”, ha sottolineato.
“Ti do 50 euro se stai con me”, le avrebbe proposto quando, a situazione ormai degenerata, le avrebbe dato, anche sulla pubblica via, davanti agli anziani radunati nel centro del paese, della “mignotta, puttana, quanti ne hai presi oggi, chi ti scopi?”.
“Non è vero che tra noi c’è stata una precedente relazione”, ha risposto a precisa domanda in tal senso del difensore Simona Mancini, presente ieri in aula anche per il collega Delle Monache.
Il processo è stato rinviato al 5 aprile per sentire gli ultimi due testi dell’accusa e il figlio dell’imputato per la difesa, dopo di che è prevista subito la sentenza.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
