Viterbo – “Giovani, formazione e lavoro. Non si può lasciare il nostro Paese in mano a Salvani e Meloni, alla Lega e a Fratelli d’Italia”. Domani pomeriggio al Bistrot del Teatro in via Cavour a Viterbo il primo congresso provinciale di Azione, il partito di Carlo Calenda, e si vota per il segretario provinciale, il consiglio direttivo e il delegato all’assemblea nazionale. I lavori si apriranno alle 16,30 e si chiuderanno la sera, candidato alla segreteria, la lista è una sola, l’ex consigliere comunale Giacomo Barelli.
“La crisi economica aggravata dalla pandemia – scrive Barelli in mozione – pesa sui giovani in modo sproporzionato, lasciandosi dietro una scia di speranze infrante, di rabbia e alla fine di sfiducia nei valori della nostra società e dell’identità della nostra democrazia. Secondo alcuni la risposta sarebbe una distribuzione più equa del reddito e della ricchezza per riaccogliere nel patto sociale quanti hanno pagato il prezzo della crisi con strumenti come ad esempio il reddito di cittadinanza. Ma non può bastare, i giovani , che sono il futuro delle nostre democrazie, non vogliono vivere di sussidi, ma vogliono lavorare e avere un maggior numero di opportunità. Oggi con la crisi economica e pandemica i partiti ed il nostro partito su tutti devono trovare le risposte a queste istanze e indicare la strada per creare l’ambiente in cui le speranze dei giovani possano realizzarsi, dobbiamo farlo per il futuro dei nostri ragazzi e della nostra democrazia”.
Viterbo – Giacomo Barelli
Barelli nella mozione spiega anche il perché di Azione, il partito cui ha aderito fin dall’inizio. Barelli fino alla fine dell’ultima consiliatura, terminata con le dimissioni dei consiglieri di maggioranza e alcuni di opposizione, ha diretto il gruppo di Viva Viterbo-Forza Civica.
“Azione – prosegue Barelli – non è un nome casuale o scelto per ragioni di marketing. Le nostre radici culturali e politiche sono quelle del liberalismo sociale e del popolarismo di Sturzo. La necessità di sintesi tra queste grandi culture è oggi ancora più evidente, così si legge nel nostro manifesto politico perché è evidente che oggi la politica va rifondata, per crearne una non più basata sul rinfacciarsi ancora le accuse ‘fascista’ e ‘comunista’, ma sulla ricerca delle soluzioni ai tanti problemi esistenti, che sono difficili ma possono esserlo di meno se li affrontiamo assieme. Ci rivolgiamo come ha piu’ volte ribadito Carlo Calenda a tutti coloro che ragionano con la propria testa e non per schemi fissi, per essere concreti e non evitare il dibattito sul perimetro politico del nostro movimento anche a livello della nostra provincia di Viterbo e della Tuscia sarò più chiaro: Azione è nato come un partito di ispirazione liberal-socialista che prende le mosse dal partito d’Azione ed è naturale l’interlocuzione con tutte le forze democratiche che appartengono a quelle grandi famiglie politiche a livello nazionale ed europeo. Ma noi guardiamo anche anche a tutta l’area del popolarismo in particolare a tutte quelle forze e quelle persone che hanno deciso che non si può relegare una la storia di un grande patrimonio politico nazionale ed europeo di libertà e democrazia sotto il giogo dei sovranisti come Meloni e di Salvini. A cosa serve definirsi di sinistra o di destra, se poi una volta al governo, a esempio nell’immigrazione, non si sono fatte politiche di vera integrazione dei migranti e non si sono sono abolite totalmente i decreti sicurezza e immigrazione di Salvini? Deve contare quel che si fa, non quel che si proclama. In sintesi si deve mettere in atto una politica pragmatica. A livello nazionale Mario Draghi è ovviamente il nostro punto di riferimento, egli stesso del resto si è definito un liberal-socialista”.
Giacomo Barelli
Per quanto riguarda infine la politica locale, e in particolar modo in vista delle prossime elezioni comunali a Viterbo alla fine della primavera. “Abbiamo bisogne di persone serie – scrive Barelli – che abbiano la voglia di dare il loro contributo e la loro esperienza al servizio della nostra comunità politica, persone che abbiano già amministrato, con esperienza politica o che si affaccino per la prima alla politica, in un mix di competenze e professionalità che possano creare all’interno del nostro partito quella classe dirigente necessaria ad amministrare i comuni della Tuscia dal più piccolo al più grande. Una classe dirigente di politici locali che si crea con il contributo di tutti con una spinta dal basso, dai comuni, dalle frazioni dai territori, dall’amministrazione degli enti, dall’associazionismo, dalle scuole e dalle Università prima fra tutti la nostra Unitus e cioè da tutti coloro che ogni giorno toccano con mano i problemi della nostre comunità. La nostra missione politica sarà non solo nelle campagne elettorali ma tutti i giorni ‘fuori e dentro i palazzi’ convincere le persone della Tuscia che la politica è l’arte del governo. Non dobbiamo stimolare il voto ‘contro’, ma spiegare ai cittadini la nostra visione della società, basata su cosa si può fare realmente e non slogan pubblicitari o peggio ancora interessi e clientele”.
Daniele Camilli

