Roma – Guardia di finanza negli uffici della Sogin, indagati due funzionari della società. La notizia è sul Corriere della Sera. Non solo, ma la società che gestisce il percorso di individuazione del deposito nazionale di scorie nucleari per conto del governo, starebbe anche per essere commissariata.
Inoltre, secondo il settimanale L’Espresso, “sospensioni a raffica colpiscono il management della Sogin, la società di stato incaricata di smantellare le centrali atomiche. Proprio l’identificazione del deposito nazionale per le scorie atomiche e tossiche sarebbe al centro delle perquisizioni che la Guardia di finanza ha condotto nella sede dell’azienda durante il periodo natalizio. Il blitz, ultimo di una serie, ha convinto l’ad Emanuele Fontani a intervenire con avvicendamenti al vertice”. Notizie che potrebbero a loro volta rallentare tutto quanto l’iter che porta alla costruzione del sito di rifiuti radioattivi. E va ricordato che la Tuscia è il territorio con il maggior numero di aree potenzialmente idonee ad ospitarlo.
“Negli ultimi giorni del 2021 – spiega il Corriere della Sera – la Guardia di Finanza ha fatto irruzione in forze negli uffici della Sogin, sequestrando carte e computer. Ancora non si conoscono le contestazioni ai due funzionari indagati. C’è solo da augurarsi che il nuovo commissario faccia presto e bene”.
Viterbo – Manifestazione contro il deposito nazionale
Il percorso che porta alla costruzione del deposito nazionale è stato avviato un anno fa con la pubblicazione della carta elaborata da Sogin con l’individuazione di 67 aree potenzialmente idonee, di cui 22 nella Tuscia, 7 regioni interessate e 69 comuni coinvolti. Recentemente si è concluso anche il seminario nazionale, un momento di confronto pubblico sul progetto del deposito nazionale e parco tecnologico (Dnpt) e in particolare sulla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi), consultabile su www.depositonazionale.it. Il seminario è parte integrante della consultazione pubblica aperta il 5 gennaio 2021.
Il progetto di deposito nazionale di scorie nucleari ha visto l’opposizione dei comuni della Tuscia e della provincia di Viterbo che in questi mesi ha convocato una serie di incontri a palazzo Gentili. Assieme a loro anche i comitati che si sono formati tra Tuscia e Maremma.
Deposito nazionale di rifiuti radioattivi – Le 22 aree potenzialmente idonee nella Tuscia
“A più di vent’anni dalla sua creazione – aggiunge il Corriere della Sera – e dopo essere costata finora a chi paga le bollette 4 miliardi di euro per concludere solo il 30% dei lavori di smantellamento nucleare, la Sogin si avvia al commissariamento. La procedura per l’amministrazione straordinaria della società che ha il compito di chiudere la stagione del vecchio nucleare italiano (conclusasi nel 1986 dopo l’incidente di Chernobyl) sta per essere definitivamente portata a termine dall’azionista, il ministero dell’Economia di Daniele Franco, e potrebbe diventare esecutiva nei prossimi giorni. ‘Un problema di ordine nazionale’, era stato poche settimane fa il commento del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, che ha preso la decisione del commissariamento e l’ha concordata con il Mef”.
Viterbo – Una manifestazione contro il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e la Tuscia
“Quella di Sogin – prosegue il Corriere – è una storia di tempo e denaro perso per mettere in sicurezza, ad oggi senza riuscirci, i rifiuti nucleari nazionali, in primo luogo con lo smantellamento delle quattro vecchie centrali di Caorso, Trino Vercellese, Garigliano e Latina. Un compito ineludibile dopo che nel 1987 il referendum popolare aveva deciso il ‘phase out’ e l’abbandono dell’energia nucleare. Nel 1999 la Sogin (Società gestione impianti nucleari) viene istituita. I decreti Bersani e Marzano, del 2001 e 2004, le affidano il compito di smontare le centrali entro il 2019. I costi previsti per l’operazione dovevano ammontare a 3,7 miliardi di euro. Ad oggi, come si ricordava, meno di un terzo dei lavori è stato effettuato, la spesa è stata progressivamente aumentata fino ai 7,9 miliardi odierni, mentre i lavori non hanno ancora nemmeno sfiorato alcun reattore, e la previsione della loro conclusione è stimata al 2036. Dei 4 miliardi finora pagati dagli italiani, più della metà (2,2 miliardi) sono serviti a coprire gli stipendi del personale e dei dirigenti, auto di alta gamma, benefit e bonus compresi. In parallelo, dal 2000 è partita la lunga marcia per l’individuazione e la costruzione del deposito nazionale, il sito dove collocare i rifiuti radioattivi, che peraltro ancora non sono stati condizionati e messi in sicurezza come dovrebbero. A partire da quelli sul sito di Saluggia, in Piemonte, dove 140 mila litri di rifiuti liquidi sono stoccati in serbatoi costruiti negli anni 60, e collocati a 30 metri dal fiume Dora Baltea e sopra la falda del Monferrato. Impossibile verificare lo stato di conservazione dei contenitori perché inavvicinabili a causa dell’alta radioattività. Negli ultimi giorni del 2021 la guardia di finanza ha fatto irruzione in forze negli uffici della Sogin, sequestrando carte e computer. Ancora non si conoscono le contestazioni ai due funzionari indagati. C’è solo da augurarsi che il nuovo commissario faccia presto e bene: in caso di violenta esondazione del fiume per Saluggia potrebbe non esserci un ‘dopo’”.


