Acquapendente – Il 50enne davanti al gup del tribunale di Grosseto
Acquapendente – “Quando me la dai?”, sarebbe una delle frasi esplicite con cui approcciava le sue vittime nei corridoi della ditta dove le donne si sarebbero recate in orario mattutino per organizzare il lavoro esterno pomeridiano.
Protagonista un dirigente d’azienda di Acquapendente, dove è nato nel 1972, finito davanti al gup del tribunale di Grosseto con le pesanti accuse di violenza sessuale, lesioni e molestie ai danni di quattro dipendenti.
Le accuse vanno dalle frasi sessiste alla richiesta esplicita di rapporti sessuali. Una delle dipendenti si sarebbe trovata le mani dell’uomo dappertutto in ascensore. L’imputato, inoltre, in un’occasione avrebbe cercato di baciarla sulla bocca, facendola cadere a terra mentre lei cercava di respingerlo e lui di trattenerla.Un’altra delle parti offese sarebbe stata costretta a rifugiarsi in bagno per sfuggire alle molestie. E una si sarebbe invece addirittura vista sferrare un calcio, refertato con una prognosi di 15 giorni, durante l’ennesimo tentativo di abbordaggio.
Il difensore di parte civile delle vittime, Francesca Carnicelli
Presunte vittime quattro addette alla vendita della ditta di cui l’indagato, un cinquantenne originario dell’Alta Tuscia, era all’epoca il superiore.
Le molestie, sfociate in alcuni casi in veri e propri approcci di carattere sessuale, sarebbero avvenute nel periodo immediatamente antecedente la pandemia di Covid. L’episodio che ha fatto traboccare il vaso risalirebbe al 31 gennaio 2020.
“Le mie assististe hanno formalizzato la querela tra fine febbraio e inizio marzo di due anni fa. La pm Valeria Lazzarini, al termine delle indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio. Il 20 gennaio scorso siamo comparsi davanti al giudice Marco Mezzaluna per l’udienza preliminare, rinviata al prossimo 10 marzo in quanto una delle parti offese è positiva. In quella sede, siamo pronti a costituirci parti civili”, spiega il difensore, avvocato Francesca Carnicelli del foro di Grosseto.
Il cinquantenne è difeso dall’avvocato Roberto Cerboni, anche lui del capoluogo toscano.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

