Viterbo – “La proposta di Giorgia Meloni (FdI) di eleggere un’assemblea costituente alle prossime elezioni è un attacco alla costituzione. Un attacco pericolosissimo. Ecco perché l’Anpi è importante. Perché difende la costituzione, con tutte le sue risorse a disposizione”. Intervista di fine anno ad Enrico Mezzetti, presidente dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) di Viterbo che tra un mese andrà anche a congresso per eleggere gli organi statutari dopo la consiliatura iniziata nel 2016.
Viterbo – Enrico Mezzetti
Presidente Mezzetti, con il 2021 si chiude una fase dell’Anpi iniziata nel 2016. Cosa è successo nel frattempo?
“Nel 2016 l’Anpi nella Tuscia aveva 213 iscritti e tre sezioni: Orte, Nepi e Montefiascone. Oggi gli iscritti sono triplicati, adesso siamo in 600. Le sezioni sono invece passate da 3 a 11. Tra novembre e dicembre si sono aggiunte le ultime tre, Vallerano, Soriano e Bassano Romano. Prima ne erano state aperte altre cinque, Civita Castellana, Tarquinia, Vetralla, Tuscania e Viterbo. Credo inoltre che questa onda lunga non si sia ancora esaurita”.
Quale è stato il punto di avvio di tutto questo percorso?
“Il referendum costituzionale del 2016. Lì il ruolo dell’Anpi fu importantissimo e nella Tuscia fummo chiamati a moltissime iniziative in tutta la provincia. Da quel momento in poi vennero fuori nuove sezioni e un nuovo interesse verso l’organizzazione. Sono arrivate anche nuove forze, come la Rete degli studenti medi. Molti di loro sono già iscritti all’Anpi. Dopodiché, a parte il rapporto storico con l’Arci, abbiamo stretto legami anche con i sindacati, le forze antifasciste, il movimento femminista, Emergency”.
Questa crescita non pone problemi di gestione a un’organizzazione rimasta sostanzialmente ferma per anni o del tutto inesistente sul territorio?
“Il problema è infatti come gestire tutto questo. E uno dei temi del prossimo congresso sarà proprio come ci organizziamo in vista del futuro. E personalmente credo che non possiamo restare fermi a come eravamo nel 2016. Ad esempio, abbiamo un comitato provinciale, un segretario e un presidente. Penso che il comitato provinciale debba essere allargato perché c’è bisogno di partecipazione”.
Perché come era in passato? Come funzionava prima l’Anpi?
“Una volta al massimo prendevi la tessera e poi ci si rivedeva il 25 aprile. Adesso, proprio a causa della crisi, la gente vuole partecipare e le nostre sezioni sono una delle poche sedi dove si parla di valori e politica nel senso più pulito del termine. A fronte di partiti che sono diventati ormai dei cartelli elettorali. Nelle sezioni dell’Anpi invece si parla di storia, principi, memoria. Noi diamo delle risposte”.
Quale è il ruolo dell’Anpi oggi, a distanza di quasi 80 anni dalla fine della guerra partigiana?
“Intanto la battaglia portata avanti ferocemente dalle destre per smontare la costituzione e sminuire la Resistenza. A partire dall’attacco agli storici che mettono in evidenza il ruolo della carta costituzionale, così come il percorso e le battaglie che hanno portato alla sua formazione. Un attacco che viene da lontano, da quando i grandi gruppi finanziari hanno detto che le costituzioni del sud Europa sono vecchie. Ernesto Galli Della Loggia, quando dice che la costituzione non gli piace e vorrebbe invece una carta minimalista, conferma ancora oggi quel pensiero. Per l’Anpi, invece, la costituzione è un programma. La rimozione degli ostacoli, il ripudio della guerra, la sanità pubblica, la funzione sociale della proprietà privata…”
Non crede però che questi valori siano stati completamente disattesi oppure, peggio ancora, abbiano pure fallito?
“Ci sono state molte delusioni e non c’è dubbio. Ma molte cose sono state realizzate. Dalla sanità alla scuola pubblica. Come l’affermazione del diritto di eguaglianza. Valori e strutture democratiche che vanno difese, sostenute e sviluppate soprattutto oggi che la pandemia ha accentuato in maniera esponenziale il divario sociale tra ricchi, sempre più ricchi, e poveri, sempre più poveri. L’Anpi è sempre presente, con le sue forze. In difesa dell’unità d’Italia”.
Anche Giorgia Meloni (FdI) parola di patrioti in difesa del Paese…
“Ci vuole pudore a parlare di queste cose. I patrioti sono stati i partigiani. E prima ancora Mazzini e Garibaldi”.
Giorgia Meloni
Cosa ne pensa della proposta di Meloni di convocare un’assemblea costituente?
“E’ un attacco alla costituzione ed è pericolosissimo. Ma sono attacchi che vanno avanti da decenni. Ecco perché l’Anpi è importante. Perché difende la costituzione, con tutte le sue risorse a disposizione”.
Quale è il ruolo dell’antifascismo nella società di oggi?
“Il disprezzo e la paura del diverso, la spinta verso la disuguaglianza, l’uomo solo al comando. Sono tutti elementi che vengono dal fascismo. Mussolini rappresentava umori della società che ci sono ancora”.
L’Anpi è intervenuta anche sull’aggressione contro gli studenti del liceo scientifico Ruffini occupato esprimendo la propria solidarietà. Casapound ha recentemente dichiarato che si sia tuttavia trattato di “un finto assalto squadrista”. Lei che ne pensa?
“Si è trattato di un’aggressione squadrista è fascista. Le persone che per alcuni minuti sarebbero entrate a scuola, avrebbero fatto il saluto romano e inneggiato al duce. E le testimonianze sono diverse. Dopodiché, il video stesso parla chiaro. Fenomeni violenti di quel tipo, sono forme di fascismo. E c’è tutto un umore che va verso quel tipo di direzione”.
Non crede che questo “umore” di cui parla sia stato accentuato da due anni di pandemia?
“Sicuramente il Covid ha aumentato dato la disperazione sociale, con la possibilità da parte di alcuni di sguazzarci dentro. Siamo in un’epoca in cui c’è gente che pensa che la terra è piatta e che il vaccino sia tutto un complotto. Tuttavia, entro certi limiti, la pandemia lascia uno spazio maggiore anche alla nostra organizzazione. Per parlare di uguaglianza e valori costituzionali. Una cosa che ormai fa solo il Papa”.
Viterbo – Il presidente dell’Anpi Enrico Mezzetti
Come ha visto cambiare Viterbo in questi ultimi due anni di pandemia?
“Viterbo è diventata ormai una città distaccata e rassegnata. Ma non è tutto così. Noi ci siamo, siamo presenti e siamo cresciuti. E se noi siamo cresciuti, è segno che c’è un’altra società che cerca punti di riferimento e partecipazione senza darsi per vinta”.
Che ne pensi invece della fine dell’amministrazione del sindaco Giovanni Arena?
“Mi pare tutto penoso, con beghe interne dove di politica non c’è niente. Quindi di quella maggioranza e quella vicenda, dove ci si scontrava per operazioni terra terra, penso tutto il ‘male’ possibile”.
Daniele Camilli


