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L’assassino di Daniele Barchi: “Ho fatto tutto da solo, Azzurra non c’entra”

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Azzurra Cerretani

Azzurra Cerretani


Viterbo – “Azzurra Cerretani è innocente, non ha niente a che fare con la morte di Daniele Barchi”. Non ci sarebbero amanti complici, nessuna coppia diabolica, secondo l’avvocato Fausto Barili, difensore della 28enne viterbese raggiunta nei giorni scorsi – oltre tre anni e mezzo dopo il delitto di via Fontanella del Suffragio, perpretato nel maggio 2018 – dalla richiesta di rinvio a giudizio per omicidio aggravato in concorso con l’ex fidanzato Stefano Pavani, il 34enne di Corchiano seminfermo di mente, già condannato a 15 anni di carcere con lo sconto di un terzo del rito abbreviato.

Il 17 febbraio comparirà davanti al gup Giacomo Autizi. In mezzo ci sono state due richieste di archiviazione, cui si è opposta la famiglia della vittima, residente a Gaeta da dove Daniele si era trasferito a Viterbo. Determinante è stata la deposizione dell’anziano padre di Daniele, Giuseppe, un ex macchinista di 85 anni, che ha raccontato al gip di aver ascoltato al telefono la voce di Azzurra mentre il fidanzato gli avanzava richieste di danaro e di poter avere la disponibilità dell’abitazione del figlio.

“Daniele era un ragazzo molto buono ed apprezzato per la sua umanità, che si era distinto come volontario nella locale Caritas Diocesana”, ricorda l’avvocato Pasqualino Magliuzzi, che assiste i genitori. “Abbiamo fornito il nome di battesimo e il numero di telefono di una vicina per sapere se veramente la Cerretani abbia gridato aiuto mentre Pavani massacrava loro figlio”, ricorda il legale.

Non hanno dubbi sul movente dell’efferato delitto. “La mattina del 20 maggio 2018 lo stavano aspettando fuori casa e sono entrati dentro con la forza. E il motivo era per appropriarsi della casa, questo risulta anche agli atti. Questa era la vera ragione per cui è stato ucciso mio figlio”, sostiene da sempre il padre.


Daniele Barchi

Daniele Barchi


“Ho fatto tutto da solo, Azzurra non c’entra niente”

A scagionare a ragazza, con cui all’epoca faceva coppia, secondo la difesa, sarebbe stato lo stesso omicida reo confesso durante il processo celebrato nel 2019 a porte chiuse. “Lo stesso Stefano Pavani, nel corso del giudizio a suo carico, si è assunto integralmente la paternità delle iniziative che hanno condotto purtroppo alla morte di Daniele Barchi”, sottolinea Barili, che assiste l’imputata fin dal primo momento, quando è stata iscritta nel registro degli indagati dopo avere rivelato alla polizia che in quell’appartamentino al pianoterra di via Fontanella del Suffragio da cui era scappata la sera del 22 maggio 2018 per cercare rifugio a casa della sorella, al serpentone di Bagnaia, era stato ucciso un uomo. 


“Credo che lui abbia ammazzato un uomo”

A Bagnaia la polizia, quel martedì sera, era accorsa per una lite tra fidanzati, trovando Azzurra barricata in casa e Pavani che dava in escandescenze fuori la porta. A quel punto la giovane, che sarebbe stata terrorizzata, avrebbe rivelato che tra domenica 20 e lunedì 21 maggio era stato commesso un assassinio, indicando anche il luogo agli investigatori che, precipitandosi in quel vicolo del centro storico di Viterbo, tra corso Italia e via Mazzini, hanno trovato all’interno del monolocale  il cadavere martoriato del 42enne originario di  Gaeta, noto a tutti per il carattere mite, il quale aveva dato ospitalità alla coppia. 

“Credo che lui abbia ammazzato un uomo, perché quell’uomo non respira più”. Con queste parole l’allora fidanzata di Pavani ha rivelato il delitto e chi lo aveva commesso. 


Ospitalità all’omicida in fuga da una Rems

Prima del delitto del Suffragio il 32enne era ricoverato in una Rems, una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, da dove sarebbe evaso, secondo la banca dati che al suo nome, al momento del fermo, diceva “ricercato”.


“Volevano portargli via la casa”

“La domenica pomeriggio ci ha telefonato – ha ricordato papà Giuseppe davanti al gip – quando secondo noi il massacro era già iniziato, perché Daniele parlava strano e dietro si sentiva la voce di lei che istigava, con un tono aggressivo. Volevano portargli via la casa da dove li aveva cacciati cinque giorni prima, quando aveva capito chi fossero veramente, per questo è morto. E lei era lì assieme a Pavani, è stata lì tutto il tempo mentre veniva torturato”.


Azzurra rischia l’ergastolo a 28 anni

Rischia una condanna all’ergastolo Azzurra Cerretani, il cui caso potrebbe finire davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo, composta da sei giudici popolari e due togati. Pronti a costituirsi parte civile con l’avvocato Pasqualino Magliuzzi del foro di Latina i genitori della vittima, il papà Giuseppe di 85 anni e la mamma Maria Lucia di 75 anni, convinti che il figlio non sia stato ucciso da due mani sole. La difesa potrebbe però scegliere il giudizio abbreviato, essendo stato il delitto commesso prima dell’inasprimento della normativa nell’aprile 2019. 


Non è detto che sarà corte d’assise

“Nelle prossime settimane farò una ricognizione di tutto il carteggio che c’è nel fascicolo onde prendere la decisione più giusta”, spiega il difensore della 28enne non escludendo il ricorso all’abbreviato, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena, la cui richiesta potrebbe essere formalizzata il prossimo 17 febbraio in apertura di udienza preliminare davanti al gup Giacomo Autizi. 

“Abbiamo letto il capo d’imputazione, conosciamo il percorso che questa vicenda ha avuto, un percorso che è transitato da due richieste di archiviazione, che a nostro parere la dicono lunga sui profili di responsabilità che possono effettivamente essere concretamente ascritti a Azzurra Cerretani – prosegue il legale – continuo a ritenere Azzurra Cerretani assolutamente estranea a ogni addebito rispetto alla morte del povero Daniele Barchi. Lo stesso Stefano Pavani, sappiamo benissimo che si è assunto integralmente la paternità di ogni iniziativa che ha condotto alla morte di quel poveretto”.


Stefano Pavani

Stefano Pavani


Chi è Stefano Pavani

Pavani era stato già arrestato, la notte tra il 21 e il 22 giugno 2014, finendo ai domiciliari, per avere aggredito un sessantenne in un bar di Corchiano, colpendolo al volto con i cocci di una bottiglia rotta, accecandogli l’occhio destro. Durante il processo, gli fu diagnosticata “una notevole incapacità di intendere e di volere derivante da un disturbo di personalità”. Condannato per lesioni gravissime, fu giudicato incompatibile col regime carcerario. 

Il 3 ottobre 2014, mentre era ai domiciliari, fu arrestato per evasione, accusa da cui è stato poi assolto il 6 novembre 2018. Si era allontanato da casa verso le 15 spegnendo il telefonino e rendendosi irreperibile fino all’ora di cena. Ai carabinieri disse: “Meglio in carcere che in casa”. Durante il processo sono emerse in tutta la loro drammaticità la difficile convivenza coi familiari e il suo carattere irascibile a causa del quale, già allora, era stato segnalato più volte ai servizi sociali.

Il caso fu preso a cuore anche dalle assistenti sociali del Comune, che si adoperarono per sistemare il giovane in un altro alloggio, nel centro del paese, successivamente dichiarato inagibile, per cui il 31enne fu trasferito in un agriturismo, sempre a cura dell’amministrazione di Corchiano. Le vicissitudini familiari, secondo il difensore Luca Paoletti, avrebbero pesato sulle condizioni psichiche di Pavani.

Prima del delitto del Suffragio il 32enne era ricoverato in una Rems, una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, da dove sarebbe evaso, secondo la banca dati che al suo nome, al momento del fermo, diceva “ricercato”.

Silvana Cortignani


Viterbo - Omicidio in via Fontanella del Suffragio

Il cadavere martoriato è stato rinvenuto la sera del 22 maggio 2018


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Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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