Roma – “La scuola non reggerà, lancio un ultimo appello a Draghi”. A ripeterlo è Luca Zaia, presidente del Veneto, parlando a nome delle regioni, in un’intervista a Repubblica, parlando della ripresa in presenza delle lezioni scolastiche.
“Se le condizioni per aprire rimangono queste, senza ipocrisia, non siamo in grado di reggere – ha detto Zaia -. Il risultato sarà che da lunedì avremo un sacco di classi in Dad, orari ridotti, ci trascineremo per una settimana e poi probabilmente si dovrà intervenire. Un rinvio di 15 giorni non vuol dire perdere il campionato”.
“Rivolgo un ultimo appello al premier. Non cerco la rissa – ha aggiunto il governatore del Veneto -. Evitiamo di andare in ordine sparso, ma la comunità scientifica deve pronunciarsi. Si esprima il Comitato tecnico scientifico, non può non farlo su richiesta delle regioni”.
Anche il presidente della regione Puglia evidenzia che le decisioni in merito spettano al governo. “Le regioni hanno, invano, richiesto un posticipo della riapertura per avere il tempo di completare le vaccinazioni degli studenti e in particolare quelle dei più piccoli, ma il governo sul punto è stato irremovibile – ha scritto il governatore pugliese Michele Emiliano -. Non posso intervenire con un’ordinanza regionale perché lo scorso 6 agosto è stato emanato il Decreto legge 111, (poi convertito in Legge con modificazioni) che consente ai presidenti delle regioni di derogare alle disposizioni nazionali solo quando una regione si trova in zona rossa. Quello che sicuramente possiamo fare è spingere al massimo sulle vaccinazioni”.
Patrizio Bianchi
Il ministro dell’Istruzione Bianchi, intervistato da SkyTg24, insiste sull’importanza di un ritorno in aula. “Abbiamo affermato il principio importante di avere una scuola in presenza, ma abbiamo regolato anche la possibilità, per casi specifici e mirati, di un uso della didattica a distanza, per un tempo limitato – ha spiegato il ministro -. Non solo abbiamo confermato il principio base della scuola in presenza, ma abbiamo regolato una situazione che poteva essere fuori controllo, quello di un uso diffuso e senza regole della formazione a distanza. Il contagio non è avvenuto nelle scuole, l’aumento dei casi si è registrato quando la scuola era chiusa. Insistere sulla presenza è una misura sanitaria importante che permette ai ragazzi di essere in una situazione controllata”.
“Abbiamo ascoltato il parere di tutti i presidi, abbiamo letto le ragioni di quelli che hanno firmato l’atto ma anche di quelli, che sono maggioritari, che non lo hanno firmato – ha poi spiegato, parlando delle richieste avanzate dai dirigenti scolastici -. Ma come facciamo sempre ascoltiamo tutti ma poi ci assumiamo le nostre responsabilità. Con i presidi c’è un dialogo continuo”.
Sul dibattito è intervenuto anche il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta. “Le scelte del governo vanno tutte nella direzione di tenere aperto il paese. Nessun paese europeo ha deciso di chiudere le scuole, che sono un hub sociale”.
A favore della ripresa in presenza delle lezioni anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che rilancia l’idea di rendere le scuole anche dei centri medici in cui poter vaccinare i ragazzi. “Io sostengo al 100% la linea di Draghi sulle riaperture delle scuole. Quando c’è qualche problema la prima cosa che in tanti propongono di chiudere è la scuola. Ma è un errore clamoroso – ha detto il leader di Iv in un’intervista ad Avvenire -. Basta con questa cultura nichilista per cui i nostri figli possono andare in pizzeria o a sciare, giustamente, ma non a scuola. Io dico di più: teniamo aperte le scuole, contro la povertà educativa, ma anche come hub per mandare team medici a vaccinare dentro le scuole. Investiamo in educazione e in sanità: non consideriamo la scuola come luogo per untori, ma al contrario trasformiamola in un presidio di salute e di libertà”.
