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Landolfi posta foto della mamma col suo motto: “Male non fare, paura non avere “

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Giallo di Ronciglione

Tribunale – La mamma e le zie di Landolfi con la maglietta di incoraggiamento


Ronciglione – “Male non fare, paura non avere”. E’ il motto che ha accompagnato Andrea Landolfi durante i due anni e mezzo che hanno preceduto l’assoluzione della scorsa estate dall’accusa di omicidio volontario e omissione di soccorso per la morte della fidanzata Maria Sestina Arcuri.

Uno slogan fatto stampare da mamma e zie sulle t-shirt di “incoraggiamento” indossate fuori del tribunale di via Falcone e Borsellino in occasione dell’udienza del 17 dicembre 2020. Lui ringrazia sui social: “La famiglia più compatta, onesta e piena d’amore durante 2 anni e mezzo di ingiustizia”.


Viterbo - Andrea Landolfi assolto

Andrea Landolfi lascia la gabbia dei detenuti dopo l’assoluzione


Il 19 luglio 2021 Landolfi è stato rimesso immediatamente in libertà dopo la sentenza di assoluzione in primo grado.  A distanza di tre mesi, lo scorso 19 ottobre, Andrea ha pubblicato sul suo profilo Facebook la foto che ritrae la mamma Roberta (la prima a sinistra) assieme alle sorelle fuori del palazzo di giustizia del Riello.

Le tre donne indossano non a caso le magliette fatte stampare apposta per la fotografia di gruppo, perché il pugile 33enne potesse vederle e sapere che c’erano sempre state.

Durante i primi mesi del processo solo la nonna poteva entrare in aula, in quanto parte civile, mentre erano esclusi gli altri congiunti, a causa del divieto d’ingresso imposto dall’emergenza pandemia anche ai familiari più stretti degli imputati.


Giallo di Ronciglione

Il post di Andrea Landolfi


La mamma e le zie hanno voluto testimoniare con uno scatto la propria vicinanza e il proprio incoraggiamento al figlio e nipote. 

“Sempre con il mio detto, ve lo siete scritto sulla maglietta – commenta Landolfi nel post allegato alla foto – posso dire di aver avuto la famiglia più compatta onesta e piena di amore in quei 2 anni e mezzo di ingiustizia vissuto sulla mia pelle via amo”.

E ancora: “Grazie di esistere – aggiunge il 33enne – ecco perché credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani senza maschere, semplicemente uniche, per sempre inciso nel mio cuore anche nei momenti più difficili”. 

Secondo le motivazioni della sentenza, depositate lo scorso 15 gennaio dalla corte d’assise del tribunale di Viterbo, sarebbe stata una disgrazia, un incidente, una drammatica fatalità a uccidere la vittima.


Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri


Il pugile e operatore socio sanitario romano 33enne – difeso dagli avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini –  non avrebbe “lanciato” Sestina, come sostenuto dall’accusa, ma la coppia sarebbe rotolata insieme per le scale della casa della nonna di lui, a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019.

La procura, che potrebbe ora ricorrere in appello contro l’assoluzione, ha chiesto, al termine del processo di primo grado, una condanna a 25 anni di reclusione dell’imputato, ritenendolo colpevole dell’omicidio volontario della parrucchiera 26enne originaria della provincia di Potenza con cui, l’autunno precedente, era stato amore a prima vista. 

Landolfi, come si ricorderà, è stato condannato a quattro anni di reclusione, con l’accusa di avere fratturato tre costole alla nonna allontanandola mentre stava soccorrendo Sestina, per prendere il suo posto vicino alla fidanzata.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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