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“Maxirissa a San Faustino, in sette si sono tirati transenne e presi a bottigliate”

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Viterbo – “Maxirissa a San Faustino, si sono tirati transenne e presi a bottigliate”, hanno detto i primi testimoni. E’ entrato nel vivo ieri il processo ai sette imputati di età compresa tra i 28 e i 36 anni uno dei quali è anche parte civile. Devono rispondere, a vario titolo, di rissa aggravata e lesioni personali.

Davanti al giudice Francesco Rigato tre romeni e quattro africani (un malinese, un ivoriano e due senegalesi) che la sera del 20 agosto 2018 hanno seminato il panico nel quartiere, prendendosi a bottigliate e tirandosi perfino le pesanti transenne di ferro messe sulla piazza a protezione della storica fontana.

Cinque sono braccianti agricoli, uno è autista, mentre l’altro è muratore.


Multimedia:  Maxirissa a piazza San Faustino


Ieri sono stati ascoltati un agente delle volanti e uno della squadra mobile, intervenuti sul posto assieme a carabinieri e 118, che hanno ricostruito le fasi concitate della cattura. Alla rissa, scoppiata attorno alle 22,40, avrebbero preso parte una ventina di persone, la maggioranza delle quali all’arrivo della polizia si erano già dileguate. 

“Scattato l’allarme – hanno spiegato i testimoni della questura – ci siamo precipitati a piazza San Faustino, dove c’erano le transenne ribaltate e per terra era pieno di cocci di bottiglie rotte. In via Cairoli abbiamo raggiunto quattro romeni che, a detta loro, stavano rincorrendo gli aggressori e volevano entrare nel portone del civico 14 dove avrebbero abitato e dove pensavano si fossero rifugiati”.

Due africani sono stati poi rintracciati effettivamente nell’abitazione di via Cairoli, gli altri due invece in un appartamento di via Pieve di Cadore. 


Viterbo - Centro storico - Maxirissa a San Faustino - Intervento di polizia e carabinieri

Maxirissa a San Faustino – Le transenne lanciate anche sulla fontana


Decisivi furono gli identikit dei testimoni oculari che hanno descritto il colore verde della t-shirt di quello che brandiva una bottiglia oppure la “presa diretta” del lancio di una bicicletta di colore giallo da parte di uno dei contendenti. Al setaccio anche i filmati delle telecamere della videosorveglianza. 

I braccianti – difesi dagli avvocati Carlo Mezzetti, Amedeo Centrone e Roberto Merlani – avrebbero lavorato per lo stesso datore di lavoro, un imprenditore agricolo viterbese che, in base a quanto emerso in udienza, già il giorno prima li avrebbe redarguiti per un diverbio esploso presso la sua azienda. 

Uno dei romeni è sia parte civile che imputato. “Lo abbiamo trovato in piazza San Faustino, dove è stato soccorso da un’ambulanza del 118 e portato in ospedale. Era per terra che sanguinava per le ferite riportate”. I fuggitivi sono scappati feriti e con le magliette a brandelli a causa della ferocia e della brutalità degli scontri. Nel fascicolo del processo è stato acquisito ieri anche il fascicolo fotografico. 

La vicenda è diventata un piccolo caso di diritto. L’arresto in “quasi flagranza” disposto nell’immediatezza dalla pm Paola Conti, infatti, non fu convalidato dal tribunale, ma successivamente la cassazione ha accolto il ricorso della procura, giudicandolo legittimo anche se non contestuale alla rissa. 

Il processo riprenderà il 22 settembre per sentire gli ultimi tre testi dell’accusa. 

Silvana Cortignani


Viterbo - Polizia e 118 in centro

Sul posto polizia e sanitari del 118


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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