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Metodo mafioso, a un passo dalla sentenza Pecci, Erasmi e Pavel

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Viterbo – (sil.co.) – Operazione “Erostrato”, si avvicina la sentenza per i due imprenditori viterbesi e l’operaio d’origine romena accusati di estorsione con metodo mafioso. Tra le sei parti civili un carabiniere e altri due imprenditori del capoluogo.

In due tappe la discussione, il 21 gennaio e il 4 febbraio, per gli imputati Manuel Pecci (32 anni), Emanuele Erasmi (56 anni) e Ionel Pavel (38 anni). 

Tutti e tre sono finiti in manette il 25 gennaio 2019. Anche loro tra i tredici arrestati nell’ambito del blitz che tre anni fa ha sgominato la banda di criminali italo-albanesi guidati dai boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, questo ultimi già condannati in primo grado e in appello per associazione di stampo mafioso assieme a otto sodali.


Mafia viterbese - Un attentato incendiario (nei riquadri, da sinistra in senso orario, Ionel Pavel, Emanuele Erasmi e Manuel Pecci)

Mafia viterbese – Un attentato incendiario (nei riquadri, da sinistra in senso orario, Ionel Pavel, Emanuele Erasmi e Manuel Pecci)


Sei le parti civili pronte a chiedere un risarcimento dei danni morali e materiali.

Tre sono il Comune di Viterbo, l’associazione antimafia Caponnetto e Sos Impresa. Le altre tre parti civli sono invece tre privati: l’imprenditore romeno Ion Lazar, organizzatore delle serate danzanti per i suoi connazionali al Theatrò bruscamente interrotte dalla banda di Trovato e Rebeshi; il carabiniere Massimiliano Pizzi, cui è stata incendiata l’auto di notte sotto casa per vendetta; l’imprenditore Fabio Chiovelli, titolare del Theatrò, sul cui ingresso furono appese delle teste mozzate di maiale e agnello a mo’ di avvertimento mafioso.

Il processo a Pecci, Erasmi e Pavel si è aperto il 9 marzo 2020 a Mammagialla, alla vigilia del lockdown, per consentire la partecipazione in videocollegamento col carcere di Viterbo di Pavel, all’epoca ancora detenuto a Torino, che non poteva essere tradotto per via delle prime misure contro l’emergenza Coronavirus.

Pecci e Erasmi, in particolare, rivolgendosi secondo l’accusa alla banda di mafia viterbese, avrebbero attuato “soluzione creative” per risolvere contenziosi civilistici. Non davanti al giudice, ma davanti al boss che minaccia e incute timore. Pavel avrebbe contribuito ad alcuni degli attentati messi a segno dai sodali dei boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi.

La discussione, che doveva iniziare lo scorso 25 giugno, era stata già rinviata al 25 novembre e al 16 dicembre per problemi relativi alla nuova composizione del collegio, nel frattempo modificato ancora per il trasferimento della presidente Silvia Mattei all’ispettorato del ministero della giustizia. Il nuovo collegio è presieduto dal magistrato Elisabetta Massini, con a latere i giudici Roberto Colonnello e Francesco Rigato. 

I tre imputati, i soli ad avere optato per il rito ordinario, sono difesi dagli avvocati Carlo Taormina e Fausto Barili (Pecci), Giuliano Migliorati (Erasmi) e Michele Ranucci (Pavel).


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