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Tarquinia – Omicidio di Tarquinia: continuano le indagini sul delitto di Dario Angeletti, il docente universitario ucciso il 7 dicembre nel parcheggio delle Saline.
Dopo oltre un mese si cerca ancora la pistola che Claudio Cesaris, l’ex tecnico dell’università di Pavia arrestato, avrebbe usato per ammazzare il prof Unitus. Il movente? L’ossessione per una ricercatrice che, dopo essersi trasferita nella Tuscia dal nord Italia, avrebbe iniziato a lavorare e avrebbe stretto amicizia con Angeletti.
Cesaris, durante la sua confessione al gip di Viterbo, avrebbe detto di essersi disfatto dell’arma durante il ritorno nella sua abitazione, un piccolo appartamento a San Martino al Cimino, preso in affitto poco distante dalla casa in cui vive la ricercatrice, che è stato posta sotto sequestro.
Il giudice per le indagini preliminari, dopo aver convalidato il fermo di Cesaris, ha disposto l’arresto in carcere per poi rimettere gli atti al tribunale di Civitavecchia competente per territorio. Entro i termini, il nuovo gip si è espresso confermato la misura di custodia cautelare.
Prima di Natale i carabinieri, tramite il nucleo sommozzatori, hanno cercato la pistola anche in mare, nel tratto di costa che si trova in località San Giorgio, poco lontano dal parcheggio in cui è avvenuto l’omicidio. Ma non è stata trovata nemmeno lì e i militari dell’arma sono tornati a scandagliare la terra.
Mentre si è in attesa dell’esito degli esami eseguiti sui dispositivi elettronici, a partire dai cellulari, sono arrivati i risultati delle analisi svolte dai Ris sulle auto. In quella di Cesaris sarebbero state trovate due macchioline di sangue: una sotto il volante, sul lato destro, e l’altra, ancora più piccola, sul bracciolo dello sportello di guida. Ora dovranno essere ulteriormente analizzate per avere conferma o meno che appartengano alla vittima.
Ancora non sarebbero stati consegnati i risultati del cosiddetto guanto di paraffina, ossia la tecnica che permette di verificare se un’arma da fuoco sia stata usata da poco tempo. Mentre per gli investigatori nulla di anomalo o sospetto sarebbe stato immortalato dalle telecamere presenti nella zona del delitto: alcune persone sarebbero transitate nel parcheggio, fino all’uomo che ha lanciato l’allarme, ma nulla avrebbero a che fare con il fatto.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

