Violenza sulle donne – L’ennesimo episodio in un casolare isolato sui terreni dove si si è svolto il rave party di Valentano
Valentano – “In caserma è giunta scalza e coperta di sangue”, ha raccontato il comandante della stazione dei carabinieri di Farnese, che per primo l’ha soccorsa.
Lo scenario è lo stesso del rave party della scorsa estate sul lago di Mezzano, i 600 ettari di terreno dell’imprenditore Piero Camilli. Picchiata a sangue dal marito, la vittima, scappata senza scarpe, aveva appena fatto 7 chilometri a piedi nudi per raggiungere la stazione più vicina al casolare della coppia dopo che l’uomo le aveva bruciato il telefono nel camino mentre chiamava il 112.
L’uomo, arrestato giovedì dai militari della compagnia di Tuscania, ieri è stato rimesso in libertà e allontanato dalla casa familiare, col divieto di avvicinamento rafforzato dal braccialetto elettronico per evitare pericolose tentazioni.
Camilli, datore di lavoro di entrambi, nel frattempo, ha offerto alla coppia una via d’uscita, perché possano stare divisi senza perdere casa, lavoro e stipendio.
E’ in uno dei poderi dell’enorme tenuta agricola situata nel territorio del comune di Valentano che nella tarda mattinata di giovedì un pastore d’origine romena ha ridotto il viso della moglie a una maschera di sangue solo perché, rientrato a casa alle 11 dalla campagna, il pranzo non era pronto e la donna stava ancora infornando il pane.
L’uomo, difeso dall’avvocato Enrico Valentini, è comparso ieri davanti al giudice Roberto Colonnello che, convalidando il fermo, ha preso atto della nota con cui l’azienda agricola di Camilli ha disposto il trasferimento della moglie e dei due figli minorenni della coppia presso un’altra tenuta della società, a Sorano, a 30 chilometri di distanza, in modo da consentire al marito, che sul lago di Mezzano si occupa del bestiame, di restare nell’abitazione familiare e continuare a percepire uno stipendio.
L’obiettivo, non appena moglie e figli si saranno materialmente trasferiti nella nuova casa, è che il marito possa tornare a vivere nel casolare dove lavora.
“Piero Camilli, non appena ha saputo cosa era successo, si è immediatamente attivato per venire incontro alla famiglia in un momento così delicato e fare in modo che sia la moglie che il marito possano continuare a lavorare e abbiano un tetto sopra la testa”, sottolinea Valentini.
Il difensore Enrico Valentini
“In caserma è giunta scalza e coperta di sangue”
“In caserma è giunta scalza, coperta di sangue ovunque, sul viso e sui vestiti”, ha spiegato il comandante della stazione di Farnese che per primo ha soccorso la vittima. E’ stata medicata all’ospedale di Belolle, dove è stato attivato il codice rosa, con una prognosi di dieci giorni. “Ci ha detto di essere stata pestata con la stessa violenza almeno una decina di volte dall’inizio del matrimonio, ma di non avere mai denunciato prima il marito, per paura di ritorsioni”, ha proseguito il maresciallo Claudio Sterbini.
Sette chilometri a piedi nudi sulle strade sterrate
La donna, scappata di casa senza scarpe e con un coltello in mano, per difendersi dal marito armato a sua volta di coltelli, ha cominciato a correre lungo le strade sterrate, difficili da praticare perfino con trattori e fuoristrada, percorrendo tutto d’un fiato i 7 chilometri necessari per raggiungere la stazione dei carabinieri di Farnese.
Sul volto del marito il sangue schizzato dalle ferite della vittima
L’uomo, che per fortuna ha rinunciato a inseguirla, forse sopraffatto dall’alcol, dopo un paio d’ore è stato trovato ancora seduto in sala da pranzo, davanti a tre bottiglie di birra vuote. In casa c’erano anche una doppietta illegalmente detenuta e sei cartucce calibro 16, che sono stati sequestrati.
Prima della fuga disperata, la moglie, la cui telefonata è stata registrata, ha provato a chiamare il 112, ma il marito, mentre lei chiedeva aiuto all’operatore del centralino della sala operativa, le ha strappato il cellulare dalle mani, lo ha sbattuto per terra e gettato nel camino acceso. I militari, quando sono andati a prenderlo, hanno trovato per terra i cocci e il sangue della moglie che imbrattava il pavimento.
Sangue anche addosso all’uomo e sul suo volto: “Ha provato a dire che era degli animali, poi ha ammesso che era il sangue schizzato dalle ferite della vittima durante il feroce pestaggio”.
Carabinieri
“In cinque non riuscivamo a bloccarlo”
“Io non mi muovo senza i miei figli”, avrebbe detto l’uomo alla vista delle divise, mentre i due minori venivano riaccompagnati a casa da scuola ignari dell’accaduto. “Tanta è stata la resistenza passiva, che in cinque non riuscivamo ad ammanettarlo. Alla fine è salito sull’auto di servizio solo quando abbiamo fatto salire con lui anche uno dei figli”, ha spiegato al giudice il comandante Sterbini.
L’imputato si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre il difensore ha chiesto i termini a difesa per valutare l’opportunità di ricorrere a riti alternativi, come il patteggiamento o l’abbreviato, che in caso di condanna prevedono lo sconto di un terzo della pena.
Rinviato a martedì il processo per direttissima
Il pubblico ministero, chiedendo la convalida, non ha chiesto misure di custodia cautelare con il carcere o i domiciliari, ma solo l’allontanamento e il divieto di avvicinamento. L’allontanamento, come detto, potrebbe venire meno, se saranno la moglie e i figli ad andarsene di casa. Il processo per direttissima, nel frattempo, è stato rinviato alla prossima settimana. Fra tre giorni, martedì 18 gennaio, alle ore 9, l’imputato dovrà comparire di nuovo davanti al giudice Colonnello.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


