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Processo al “santone”, scontro in aula tra mamma Virginia e maestro Lino

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Pasquale Gaeta

Pasquale Gaeta


Acquapendente – Processo al “santone”, è stato subito scontro in aula tra mamma Virginia e maestro Lino. Non è cambiato molto dall’ultima volta che è venuto al tribunale di Viterbo, nel frattempo, Pasquale Gaeta, il “santone” di Acquapendente chiamato dai proseliti maestro Lino.

Lo scorso 14 aprile il “guru”, ma lui non vuole essere chiamato così, è stato rinviato a giudizio per una serie di reati pesantissimi, che vanno dai maltrattamenti in famiglia alla violenza sessuale di cui sarebbero state vittime due “seguaci” della comunità Qneud (Questa non è una democrazia) all’esercizio della professione di psicologo senza averne titolo. 

I primi testimoni dell’accusa saranno sentiti il prossimo 20 luglio. Sempre in quella data sarà nominato il perito che dovrà trascrivere le intercettazioni telefoniche e ambientali disposte dal gip d’urgenza su richiesta del pubblico ministero Paola Conti. Poi si tornerà in aula il 21 settembre, il 5 e 19 ottobre. 


“Avete mai parlato con la figlia? Chiedete a lei”

“Avete mai parlato con la figlia? Chiedete a lei come stanno le cose”, ha commentato ieri l’imputato, al termine dell’udienza di ammissione prove, riferendosi alla figlia 27enne di Virginia Melissa Adamo, la mamma che con la sua denuncia ha fatto scattare l’inchiesta, parte civile al processo che si è aperto davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini.

La figlia, sentita in sede di incidente probatorio, ha negato, ma secondo lei è vittima di plagio. In aula la 27enne, pur figurando tra le parti offese, non si è vista. Con la madre non avrebbe più rapporti.


Virginia Adamo, Vincenzo Dionisi, Sergio Caruso

Virginia Adamo con l’avvocato Vincenzo Dionisi e il criminologo Sergio Caruso


“Devi finire all’inferno per quanto hai fatto”

Gaeta dimostra più dei suoi 64 anni: claudicante, per camminare usa il bastone, la consueta barba, sciarpone al collo e cappello tolto solo davanti ai giudici su richiesta della presidente.

Prima di lasciare l’aula ci sono stati momenti di tensione con la madre della giovane, che lo ha affrontato dicendogli “devi finire all’inferno per quanto fatto a mia figlia”, sentendosi rispondere “se ne renderà conto”, prima di venire allontanata dal difensore Vincenzo Dionisi e dal consulente di parte Sergio Caruso, il criminologo esperto di sette che assiste Virginia Melissa Adamo.


Ordine degli psicologi del Lazio parte civile contro il “santone”

Tre le parti civili. Oltre a Virginia Adamo, c’è l’altra presunta vittima, un’altra “adepta”della comunità, difesa dall’avvocato Claudio benenati del foro di Bologna. Contro il 64enne d’origine partenopea anche una new entry. Ieri si è costituito parte civile anche l’Ordine degli psicologi del Lazio, assistito dall’avvocato Antonino Galletti, presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati Roma, sostituito in udienza dal collega Riccardo Luponio. 


 “Le ha detto che la madre era mafiosa e prostituta”

“Ha fatto credere alla figlia, che la madre fosse una mafiosa e una prostituta, ha distrutto il rapporto madre-figlia, quando è solo grazie a lei e alle sue denunce se siamo qui”, ha replicato l’avvocato Dionisi al difensore  Bruno Barbaranelli, tornato a contestarne la costituzione di parte civile assieme a quella dell’ordine degli psicologi: “Non è parte offesa, né danneggiata dal reato”. 


Pasquale Gaeta con l'avvocato Bruno Barbaranelli

Pasquale Gaeta con l’avvocato Bruno Barbaranelli


“Vittima inattendibile”, la difesa chiede perizia

Il collegio ha rigettato tutte le eccezioni della difesa, compresa la richiesta di una perizia sull’attendibilità, la personalità e la capacità di discernere della “seguace” che, a differenza della figlia di Virginia Adamo, ha denunciato maestro Lino.

“Sentita a sommarie informazioni, il 7 febbraio 2019 ha detto che era tutto a posto; pochi giorni dopo, il 14 febbraio, ha detto ‘mi sono sbagliata’ e parlato di contatti avuti nel frattempo con Virginia Melissa Adamo; il 29 aprile, infine, ha sporto denuncia-querela”, ha sottolineato Barbaranelli, parlando di “plurime contrastanti dichiarazioni rese in fase di indagine e anche nell’atto di costituzione di parte civile”.

“Nessuna contraddizione”, ha replicato l’avvocato Benenati, ricordando che il 7 febbraio di tre anni fa la sua assistita era stata sentita in merito alla figlia di Virginia Adamo dopo la denuncia della madre. “L’attendibilità di un testimone non può essere oggetto di perizia, la verifica è demandata all’autorità giudiziaria”, ha risposto il collegio. 


Pioggia di testimoni, 54 solo per Virginia Adamo

La difesa ha presentato un elenco di 20 testimoni, tra cui un consulente di parte. Sono 6 i testimoni di parte civile della seguace di Qneud che si è costituita parte civile al processo. Se ne contano 54 sulla lista di Virginia Adamo, tra i quali il criminologo Sergio Caruso. Sono 40, infine, quelli della pm Paola Conti, che dopo l’incidente probatorio ha affidato una consulenza psicologica su D. alla professoressa Anna Maria Giannini della Sapienza di Roma. Molti dei testimoni, va detto, sono in comune.

Tra il 20 luglio, il 21 settembre, il 5 e il 19 ottobre, se la tabella di marcia sarà rispettata, saranno ascoltati una ventina di testimoni della procura. Tra loro Virginia Adamo e la seconda vittima. 

Silvana Cortignani


– La mamma che ha denunciato maestro Lino: “Ecco come ho perso mia figlia…”


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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