Viterbo – “Quasi un milione di euro di redditi di cittadinanza percepiti indebitamente. L’anno scorso la cifra ammontava a 200mila euro”. Una crescita esponenziale quella descritta dal comandante provinciale dei carabinieri, Andrea Antonazzo, nel fare un bilancio di fine anno sui reati che sono cresciuti – come quello della percezione indebita del reddito di cittadinanza – e quelli diminuiti.
Il comandante provinciale dei carabinieri Andrea Antonazzo
Il colonnello fa un excursus su tutta l’attività dell’Arma in questo ultimo anno parlando anche del Covid e delle drammatiche vicende che hanno coinvolto la Tuscia nell’ultimo periodo come il femminicidio-suicidio di Castel Sant’Elia, l’omicidio del piccolo Matias a Vetralla e dell’assassinio del professore Unitus, Dario Angeletti, caso su cui sono tutt’ora in corso delle indagini.
Femminicidi, suicidi, omicidi. Negli ultimi mesi c’è stata una concentrazione di questi episodi nella Tuscia. Si può parlare di crescita di questi reati?
“Non è una crescita che possiamo definire strutturale. Al momento è episodica. Non si può dire che ci sia stato un aumento dei reati, anzi, è successo l’esatto opposto. Stanno diminuendo tutti i reati. Abbiamo avuto degli eventi più gravi, tutti anche vicini. Ma i numeri non giocano affatto a sfavore. Abbiamo diminuzione di furti, delle rapine, aumento dei controlli sul territorio. Se guardiano in macro il nostro territorio c’è un miglioramento della situazione complessiva. Ci sono stati questi episodi che però hanno dimostrati come il nostro territorio sia in grado di gestirli e non rimanerne traumatizzato”.
L’insorgere di questi eventi più gravi può essere peggiorato anche a causa di Covid, chiusure, restrizioni, che in alcuni casi possono aver portato forte stress psicologico?
“Indubbiamente si percepisce un forte desiderio di libertà ma non penso che possa ragionevolmente coniugarsi con omicidi o suicidi. Sicuramente si collega di più a un episodio come il rave party. Ma gli omicidi maturano in contesti molto definiti in cui il lockdown ha inciso poco”.
C’è una certa stanchezza?
“Sicuramente siamo stanchi, sicuramente il compito, per tutti, in questo periodo è gravoso perché bisogna rispettare un sacco di norme. Anche per noi, che siamo costretti a rincorrere chi ha meno senso civico e non rispetta le prescrizioni per il Covid, che è un lavoro diverso rispetto al correre dietro a un ladro o a un rapinatore. Che era il nostro lavoro tipico. Che è ancora il nostro lavoro tipico, ma c’è un’aggiunta di lavoro. Un lavoro anche, onestamente, antipatico, ma che serve a tutelare il benessere collettivo”.
Il vostro lavoro è ormai definitivamente cambiato? Sono state fatte tante sanzioni?
“Siamo attrezzati finché il governo riterrà che queste misure siano necessarie. Che sono a presidio del benessere collettivo una cosa che non possiamo definire delinquenza. Però abbiamo necessità di vivere sicuri insieme e le regole della pandemia servono a questo e noi siamo presidio di questo vivere bene insieme. Le sanzioni per il Covid hanno un numero molto limitato. La gente nel 90 per cento dei casi segue le direttive”.
Quali sono i reati in crescita?
“Ci sono alcuni reati aumentati, in particolare nell’ambito della violenza di genere. Non so se sia un andamento legato a un comportamento diverso da parte della gente o semplicemente legato alla normativa sul Codice rosso, che ha reso più spedita l’azione giudiziaria. E forse invoglia chi prima si nascondeva a riferirci di situazioni critiche. Diminuisce il numero di chi non denuncia, diminuisce il numero di chi non si sentiva tutelato dalla nostra azione o dall’azione della giustizia. Quindi questo cambiamento, più che legato a un cambiamento dei costumi, ritengo sia legato a una maggiore consapevolezza delle vittime che percepiscono questa maggiore tutela. Credo che la stanza dove facciamo le audizioni protette sia stata inaugurata tre volte perché il messaggio che lanciamo è uno: vogliamo far capire che c’è un’attenzione costante su questo fenomeno. Più mandiamo messaggi di questo tipo e più aumentano i casi che ci vengono riferiti su questo tipo di situazioni. E’ proprio il cambiamento culturale che noi invochiamo, e cioè che le donne e le vittime in genere denuncino”.
Quali altri reati sono cresciuti in periodo di emergenza sanitaria?
“Il reato delle truffe informatiche. Sono più che raddoppiate, forse proprio in funzione del maggior ricorso di approvvigionamenti via internet che si fa dal lockdown e che continuiamo a utilizzare. Probabilmente sono truffe che si sono spostate sul web e che, normalmente, sarebbero state fatte di persona. Se gli affari si spostano su internet, anche i truffatori si spostano”.
Com’è la situazione del reddito di cittadinanza?
“Per quanto ci riguarda, l’aumento sul reddito di cittadinanza percepito indebitamente è stato consistente. Non sappiamo se c’è stato un aumento anche di coloro che usufruiscono del reddito di cittadinanza. Sicuramente le verifiche sono notevolmente aumentate e siamo arrivati a quasi un milione e mezzo di euro di redditi percepiti indebitamente. L’anno scorso la cifra ammontava a 200mila euro. Le persone hanno scritto false certificazioni ad esempio coppie che dicevano di non convivere o qualcuno che ha dichiarato di non lavorare, qualcuno che lavorava a nero. Spesso per la speditezza della pubblica amministrazione ci si affida alle autocertificazioni, una parte della concessione del reddito è legato a questo, quindi vanno verificate. Non si può autocertificare qualsiasi cosa, perché poi dopo controlliamo”.
Com’è la situazione sul fronte droga? E’ aumentata la circolazione di stupefacente?
“I reati di droga sono una costante, non cambia molto per noi. Il fenomeno è definito dalla nostra attività, cioè da quanta ne sequestriamo. Il che non è molto indicativo su quanta ne circola. In assoluto è diminuito il numero di arresti che facciamo. Ma onestamente non cerchiamo il numero, non vogliamo dover dire ‘Abbiamo fato tot arresti’. Ci interessa più il fenomeno. E’ diminuito il numero di arresti in flagranza per spaccio di droga ma non possiamo dire che effettivamente è diminuito lo spaccio o che è aumentato. Il fenomeno è presente nelle scuole: facciamo dei controlli mirati, spesso con i cani, sempre d’accordo con i dirigenti scolastici. Sono uno dei principali luoghi dove poi andiamo a cercare gli spacciatori perché alcuni giovani sono attratti dallo stupefacente e gli spacciatori seguono la scia, dove c’è la domanda, c’è l’offerta. Detto questo, il fenomeno non ha subito un aumento particolare, c’è una certa costanza. Lo spaccio è un fatto criminale e chiaramente, soprattutto se si rivolge a studenti giovani e in alcuni casi minorenni, è maggiormente criminale”.
Qual è l’aspetto che la soddisfa di più del lavoro svolto?
“Mi piacerebbe fare emergere non tanto l’aspetto numerico dell’attività che facciamo, ma l’aspetto dei valori che ci sono dietro. E può sembrare una frase vuota o senza senso ma, laddove i numeri dicono molto poco, la soddisfazione di poter testimoniare con un’opera al cittadino che lavoriamo per lui (come le sette rapine in abitazione che abbiamo scoperto nell’anno) ci danno una soddisfazione maggiore dell’arresto di sette spacciatori perché abbiamo dato una risposta a dei cittadini che erano in stato di bisogno. E’ motivo di soddisfazione. Soddisfazione che deriva dall’aver scoperto un crimine e di aver soddisfatto i bisogni di una vittima. Tutto questo ci dà lo spunto per andare oltre e fare qualcos’altro”.
Elisa Cappelli
