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“Santone” accusato di aver plagiato e violentato la figlia, la madre: “Va castigato, è un criminale”

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Acquapendente – Sette e santoni, al via il 12 gennaio davanti al collegio del tribunale di Viterbo il processo al maestro Lino, l’uomo accusato di avere violentato “due seguaci”, entrambe maggiorenni, una sola delle quali si è costituita parte civile, mentre per l’altra lo ha fatto la madre che tre anni fa lo ha denunciato. “Va castigato, è un criminale”, disse la donna nove mesi fa, il 14 aprile, quando è stato rinviato a giudizio. 



Al secolo Pasquale Gaeta, maestro Lino è il 64enne d’origine campana a capo della comunità “Qneud-Questa non è una democrazia” da lui fondata circa tre anni fa in una palazzina a due piani di Acquapendente.

E’ stato denunciato da Virginia Melissa Adamo, madre di una ragazza oggi 27enne di Monza, che sarebbe stata plagiata e violentata dall’uomo. Rinviato a giudizio lo scorso 14 aprile dal gup Savina Poli, il 64enne deve rispondere di maltrattamenti in famiglia, esercizio abusivo della professione di psicologo e violenza sessuale ai danni della giovane e di un’altra ragazza.

“Questo personaggio va castigato, è un criminale”, il commento a caldo di Virgina Melissa Adamo al termine dell’udienza preliminare.

L’inchiesta è scattata su input della documentazione e delle registrazioni fornite dalla donna, che hanno poi trovato riscontro investigativo nel corso delle successive indagini. 


Virginia Melissa Adamo

Virginia Melissa Adamo


“La figlia – ricorda l’avvocato di parte civile Vincenzo Dionisi – non parteciperà al processo e pertanto ho rinunciato al mio mandato e difenderò solo la madre. La costituzione di parte civile della signora Adamo è stata accolta in quanto è stato riconosciuto un danno di relazione, a seguito dell’interruzione del rapporto con la figlia causata dall’influenza del Gaeta”.

L’altra vittima è assistita dall’avvocato Claudio Benenati del foro di Bologna, città dove la figlia di Virginia era studentessa universitaria quando sarebbe stata intercettata anche lei dalla “setta”. 

L’imputato è difeso da Bruno Barbaranelli. In un corposo fascicolo di 2500 pagine suddiviso in tre faldoni  prove raccolte dalla procura, mentre la difesa della madre è affiancata dal professor Sergio Caruso, esperto di sette e collaboratore della Favis-Fondazione famigliari vittime delle sette. Titolare delle indagini la pm Paola Conti della procura della repubblica di Viterbo. 

Silvana Cortignani



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