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“Undici ebrei viterbesi deportati e morti nei lager nazisti…”

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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il 27 gennaio di ventuno anni fa fui invitato a tenere, a Via della Verità, un ricordo degli ebrei viterbesi deportati nei lager nazisti.


Viterbo - Giovanni Battista Sguario

Viterbo – Giovanni Battista Sguario


La cerimonia si svolse, veramente, venerdì 26 gennaio perché il 27 era shabbat, festa del riposo per gli ebrei. Toccò a me, perché alcuni anni prima avevo pubblicato un saggio sulla deportazione degli ebrei della provincia di Viterbo, recuperando per primo dall’obblio una triste vicenda di cui si era perso quasi completamente il ricordo. La lapide fu posta in alto, se non ricordo male, per evitare che fosse danneggiata. 

Mi permetto infine di suggerire, a studiosi e amministratori, di ricordare il 27 gennaio anche Marta Coen ed il marito Jader Spizzichino, arrestati a Bolsena e morti lei ad Auschwitz e lui a Bergen Belsen. Di ricordare anche Letizia Di Veroli, suo figlio Angelo Moscati e sua sorella Lalla Di Veroli, arrestati a Viterbo in Via Saffi, a cento metri dall’ora sede della Questura. Morirono tutti ad Auschwitz. Bisognerebbe ricordare anche Matilde Levy, nata ad Amburgo, e suo marito Martino Wolff, originario di Lipsia. Arrestati a San Lorenzo Nuovo, morirono entrambi ad Auschwitz al loro arrivo al lager. Arrestato a Faleria fu Umberto Pace, nato a Roma; morto anche lui ad Auschwitz al suo arrivo.

Mi rincresce ricordare con profonda amarezza che ad arrestare nel dicembre 1943 gli undici ebrei (a quelli ricordati vanno aggiunti Letizia Anticoli, l’unica nata a Viterbo, ed il marito Angelo Di Porto, romano) furono militari viterbesi della Guardia Nazionale Repubblicana. Furono sempre militari viterbesi, il 24 marzo 1944, a caricarli sul camion, fuori Porta Romana davanti al cancello del carcere di Santa Maria in Gradi, e ad accompagnarli a Fossoli. Da Fossoli poi furono i tedeschi a stiparli sui treni  destinazione Auschwitz, dove arrivarono il 10 aprile del 1944. Arrivati al lager la sera, furono “scaricati” la mattina dopo: otto entrarono nel campo, tre furono avviati alle camere a gas.

 Giovanni B. Sguario


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