Canepina – Presunta banda di usurai “canepinesi”, processo prescritto a distanza di 11 anni per quindici imputati. Tutti hanno accettato, tranne uno, che ha formalizzato la rinuncia all’ultima udienza davanti al collegio perché vuole l’assoluzione.
In 13 furono fermati il 30 novembre 2010 e rimessi tutti in libertà dal riesame il 18 dicembre 2010, nove sono finiti in carcere e quattro agli arresti domiciliari, tutti con l’accusa di usura in concorso.
Il maxi processo ai 15 imputati, salvo imprevisti, sarà dichiarato prescritto il prossimo 18 gennaio. Con relativa dichiarazione di non luogo a procedere per estinzione del reato per tutti tranne uno: Venturino Paparozzi, difeso dall’avvocato Giovanni Labate. Il legale, su espressa richiesta del suo assistito, è pronto a chiedere, quel giorno, l’assoluzione nel merito.
L’estinzione per prescrizione è stata chiesta dalla stessa pm Paola Conti, che all’ultima udienza ha riqualificato il reato facendo cadere l’aggravante ell’approfittamento dello stato di bisogno, il che fa venire meno anche il più grave dei reati contestati, ovvero l’associazione per delinquere.
Giovanni Labate
Da undici anni Venturino Paparozzi, che non ha mai scordato di avere fatto 15 giorni di carcere e tre di arresti domiciliari, grida la sua innocenza.
“Ci hanno tenuto per undici anni in ostaggio per niente, ci hanno chiamati la banda degli usurai, il terrore dei Monti Cimini e via discorrendo – si sfoga con Tusciaweb – quando il tribunale del riesame già lo aveva detto che non c’era niente per poter mandare avanti una causa del genere”.
“Per questo – dice, spiegando perché ha rinunciato alla prescrizione – voglio arrivare fino in fondo. E’ stata una tragedia che ha segnato per sempre la mia vita e quella dei miei familiari. Voglio l’assoluzione, perché colui che accusandoci ci ha fatto questo, io nemmeno lo conosco”.
“Mi devono dire – conclude – perché mi hanno accusato e perché mi hanno messo in galera”.
“Tutti gli imputati hanno accettato – conferma l’avvocato Labate – dopo di che il collegio si è riservato per l’udienza del 18 gennaio di verificare se effettivamente c’è l’estinzione ed emettere quindi, ragionevolmente, sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione”.
“L’unico che non ha accettato, per cui discuterà il processo il 18 gennaio è Venturino Paparozzi, il quale ha peraltro rinunciato a tutti i suoi testi”, sottolinea il difensore.
Guardia di finanza
“Banda di usurai” denunciata da una sola vittima
Le indagini sono scaturite dal tentato suicidio annunciato con una lettera alla guardia di finanza dall’unica presunta vittima, un piccolo imprenditore edile oggi sessantenne, T.C., che si è costituito parte civile contro tutti.
Portato al pronto soccorso di Belcolle, dopo essere stato rintracciato a piazza del Comune dai militari che lo cercavano disperatamente, si scoprì non essere nuovo a gesti simili tanto da essere segnalato per procurato allarme.
“Scappavo dalle banche non dagli strozzini, loro mi servivano”, ha detto la presunta vittima all’udienza del 25 giugno 2019, quando è stato sentito in aula. Sarebbe partito tutto i primi di giugno del 2006 da un prestito di 700 euro in cambio di un assegno a 7-10 giorni da 1700 euro.
Il 59enne si è anche munito di una finta penna per registrare le conversazioni con gli strozzini e il 19 maggio 2009 si è incontrato con uno degli imputati di Canepina, che lo avrebbe pressato per avere i soldi, sotto gli occhi dei militari, cui aveva comunicato data e luogo dell’appuntamento.
Silvana Cortignani

