Daniela Donetti
Viterbo – “Siamo molto stanchi”. Lo dice chiaramente e, come sottolinea lei, con “assoluta sincerità” Daniela Donetti, direttrice generale della Asl di Viterbo. Per gli operatori dell’azienda sanitaria locale il 2021 è stato un altro anno tostissimo, tra la gestione della pandemia, la campagna di vaccinazione e non solo. “Abbiamo corso tantissimo per recuperare gli interventi sospesi durante il lockdown – dice Donetti -. Non abbiamo mai smesso di operare, siamo riusciti a garantire sia le attività Covid che quelle non Covid e questo è stato un risultato molto importante”. Uno su tutti: i trecento interventi di neurochirurgia fatti negli ultimi dodici mesi.
Per quanto riguarda il Coronavirus anche il 2022 appare tutt’altro che roseo. “Stiamo attraversando un nuovo bruttissimo momento – afferma Donetti -, sono molto preoccupata. È evidente che la strada sia ancora lunga e spero che tra le persone ci sia meno egoismo e più reciprocità. Il vaccino è fondamentale, ma da solo non basta: le norme anti-Covid sono sempre le stesse, eppure vengono costantemente disattese”. Ma le sfide del nuovo anno non riguardano solo la pandemia. “Dobbiamo continuare a investire sull’innovazione e far diventare la casa il primo luogo di cura per diminuire la pressione sugli ospedali”, spiega Donetti.
L’incubo Covid non è ancora finito, siamo alla quarta ondata. Si aspettava un nuovo aumento dei contagi?
“Me lo aspettavo e, osservando l’andamento nazionale e internazionale, mi aspetto un ulteriore incremento, che immagino anche molto repentino. Tra positivi e contatti di caso, i numeri che stiamo registrando in questi giorni sono incredibili. Sono così importanti che abbiamo grosse difficoltà. Tutti dovremmo avere buon senso, anche nell’utilizzo dei servizi sanitaria a partire dai motivi, che devono essere reali, di esecuzione dei tamponi molecolari. La Asl di Viterbo, come previsto dal piano d’emergenza, sta riorganizzando la rete ospedaliera e territoriale. Stiamo riaprendo i posti letto Covid e abbiamo attivato le Uscar, ossia le unità che si occupano dell’attività domiciliare sia per i pazienti Covid che per quelli non Covid. L’obiettivo è gestirli il più possibile nelle loro abitazioni”.
Come arginare questa escalation di contagi?
“Facendo molta attenzione e proteggendosi, perché la variante Omicron è evidentemente molto diffusiva. Ma il vero grande strumento che abbiamo è il vaccino. Abbiamo ampliato sia le agende delle somministrazioni, che gli orari dei drive in per l’esecuzione dei tamponi”.
L’aumento dei contagi dipende dalla variante Omicron?
“La variante Omicron sta dilagando velocemente, ma sta lavorando insieme alla Delta”.
Sia per i contagi che per l’impatto che potrebbe avere sul sistema sanitario, questa nuova mutazione preoccupa più delle precedenti?
“Il numero dei contagi è nettamente maggiore rispetto a quello dello stesso periodo dello scorso anno ma il tasso di occupazione dei posti letto ospedalieri è nettamente inferiore, e ribadisco che la vaccinazione è un’arma veramente importante. La Tuscia ha però un’ampia percentuale di pazienti fragili, cronici, anziani e di conseguenza con più positivi aumenta la richiesta d’accesso negli ospedali. Ma la Asl deve e sta lavorando sia per i pazienti Covid che per quelli non”.
Con la quarta ondata stiamo pagando il comportamento dei no vax?
“Faccio veramente molta fatica a capire i no vax, perché è talmente evidente, anche da un punto di vista statistico ed epidemiologico, che la vaccinazione è un importante strumento di tutela personale e degli altri. Non condivido più chi con soggettività, forte egoismo e forte individualismo mette a rischio la propria vita e quella degli altri. La pandemia non l’ha voluta nessuno e tutti insieme dobbiamo lavorare con grande reciprocità per tutelare noi stessi e gli altri. Ma posso dire una cosa?!”.
Certo…
“Parlare dei no vax è inutile, perché sono una minoranza rispetto alla gente perbene che si sta vaccinando. C’è tanta gente responsabile, e sono stanca di parlare di chi non lo è. Voglio parlare di chi con serietà, sobrietà e gran senso di responsabilità, e sono la stragrande maggioranza, sta lavorando per uscire dalla pandemia. Non voglio parlare di chi, al contrario, dalla pandemia non ci fa uscire. Queste persone hanno una grande responsabilità nei confronti di questa nuova ondata e, tra l’altro, riportano delle conseguenze cliniche veramente pazzesche. All’ospedale di Belcolle sono prevalentemente i no vax, oltre alle persone fragili anche se vaccinate, ad avere un esito veramente drammatico della patologia. Dal punto di vista infettivo, i no vax hanno effetti drammatici”.
Cosa ne pensa dell’obbligo vaccinale?
“Non voglio parlare di questo perché non è il mio lavoro, ma posso dire che è grazie ai vaccinati se i nostri ospedali ancora reggono. È anche grazie alle vaccinazioni che la Asl di Viterbo nel 2021 è riuscita a fare trecento interventi di neurochirurgia, ha continuato a fare chirurgia oncologica e ad avere un livello di produzione molto importante in tutte le attività non Covid. Preferisco parlare del fatto che abbiamo continuato a lavorare affinché la rete ospedaliera fosse integrata col territorio in modo molto serio. Tutto questo siamo riusciti e riusciamo a farlo grazie ai percorsi Covid e non Covid, che sono separati, e alle vaccinazioni, che ci consentono di gestire i pazienti non Covid nelle loro patologie complesse”.
Non solo Covid insomma…
“Purtroppo nel 2020 c’è stato un momento di sospensione delle attività non Covid e questo non deve più ripetersi. Già da fine 2020 e per tutto il 2021 abbiamo corso tantissimo per recuperare le prestazioni sospese, le attività di screening e quelle chirurgiche. Non abbiamo mai smesso di operare, ed essere riusciti a garantire sia le attività Covid che quelle non Covid è stato un risultato molto importante. Tutti i miei professionisti, il possessivo è affettivo, hanno lavorato e stanno lavorando in grande sinergia per cercare di mantenere tutte le attività equilibrate e in linea”.
Cosa ha provato quando siete stati costretti a sospendere tutte le attività non Covid?
“Grande sconforto e preoccupazione, ma con i professionisti della Asl abbiamo cercato di mettere subito in atto tutte le azioni necessarie affinché questo tempo fosse il più breve possibile”.
Il Covid ha messo in evidenza la fragilità del sistema sanitario?
“Ha messo in evidenza due aspetti. Quello positivo è che il sistema sanitario ha avuto una grande capacità di reazione. Siamo abituati a lavorare insieme e con protocolli condivisi e questa sinergia tra professionisti sanitari e tecnici ha fatto sì che siamo riusciti ad attivare il piano di emergenza e a riconvertire l’azienda in tempi rapidissimi”.
E il secondo aspetto?
“È quello negativo e riguarda la medicina territoriale, che però abbiamo capitalizzato. Abbiamo fatto un lavoro molto importante con i medici di base e i pediatri di libera scelta, abbiamo attivato le unità territoriali e integrato ospedali e territorio. Devo ammettere che in ambito territoriale c’era un po’ di separazione e scoordinamento, ma la rete è stata potenziata. Abbiamo potenziato i presidi di Montefiascone, Ronciglione, Acquapendente e Civita Castellana. Abbiamo attivato la rete chirurgica provinciale che prevede l’integrazione tra varie equipe, e questo è qualcosa di molto innovativo. Oggi la rete ospedaliera della Tuscia è fortemente integrata. E questa sinergia, elemento molto importante, ci consente di garantire l’attività chirurgica anche in periodo Covid”.
Come dovrà cambiare la sanità dopo la pandemia?
“Continuando a investire sull’innovazione. Noi lo stiamo facendo fortemente per quanto riguarda la digitalizzazione dei sistemi e per la riorganizzazione dei percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali. Ciò ci ha permesso di mettere in forte connessione, ad esempio, i pronto soccorso di tutta la provincia. La digitalizzazione, tra le altre cose, consente la condivisioni di immagini sullo stato di salute del paziente o la sua cartella clinica. Per quanto riguarda le cronicità, invece, abbiamo investito sulla teleassistenza e sulla telemedicina, creando una centrale operativa ad hoc. È stata riorganizzata la rete della riabilitazione, con la riconversione dello stabilimento di Montefiascone in polo riabilitativo. All’interno ci sono attrezzature sanitarie di ultima generazione che sono collegate con quelle presenti nei vari punti ospedalieri del territorio. Il Covid ha accelerato questo processo e, grazie anche ai fondi del Pnrr, continueremo con questo tipo di investimenti”.
Gli obiettivi sono tanti…
“E ce n’è un altro: far diventare la casa il primo luogo di cura. Il paziente deve essere preso subito in carico a livello domiciliare e gli ospedali dovranno servire per l’acuzio e l’alta complessità. L’obiettivo, che puntiamo a raggiungere entro i prossimi tre anni, è tenere i pazienti il più possibile nelle proprie abitazioni, accuditi a domicilio con una forte competenza professionale”.
Operatori della Asl insieme a medici di famiglia e pediatri di libera scelta…
“Dovranno lavorare con noi perché conoscono bene i pazienti e ci possono aiutare a guardare ai loro bisogni anche dal punto di vista sociale. Quest’ultimo aspetto è stato uno di quelli messi maggiormente in evidenza dalla pandemia, il cui unico elemento positivo è stato evidenziare la sinergia interna ed esterna alla Asl. Stiamo lavorando molto bene con i sindaci, con le forze dell’ordine, con la prefettura. A loro va il mio doveroso ringraziamento. Questo approccio fa bene al cuore, perché dimostra che siamo una comunità di grande rilievo e interessata al bene comune”.
Il 2021 era iniziato con la speranza del vaccino. E il 2022? Che anno sarà?
“La prospettiva sul futuro viene sempre dal vaccino. Noi siamo veramente molto stanchi e lo dico con assoluta sincerità. Corriamo da due anni, anche durante le feste i miei operatori erano sotto la pioggia a fare i tamponi. Il sistema sanitario sta reggendo grazie alla volontà di tutti loro. La mia speranza è che il livello di pressione su tutti noi che stiamo lavorando contro questo virus sia dimensionato in modo differente. È evidente che la pandemia sarà ancora lunga e spero che le persone se ne rendano conto, siano consapevoli e si proteggano. Spero ci sia meno egoismo e più reciprocità, perché il vaccino da solo non è sufficiente. Le norme anti-Covid (distanziamento, mascherina, igienizzazione delle mani) sono sempre le stesse ma costantemente disattese. C’è stato un momento in cui l’aspetto infettivo è sceso e abbiamo pensato che il virus se ne fosse andato. E invece rieccoci qua, in un nuovo momento bruttissimo per tutti. Sono molto preoccupata”.
Raffaele Strocchia
– Tribunale del malato: “Donetti non ha parlato minimamente del problema delle liste d’attesa lunghe”
