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Villa San Giovanni in Tuscia – (sil.co.) – “Vi prendo a calci nelle palle in mezzo alla piazza”, disse l’imputato. Al centro le fioriere della discordia, per cui è stato condannato in via definitiva per avere minacciato tre colleghi di minoranza durante una seduta l’ex consigliere comunale Francesco Gasbarri.
L’infuocata seduta risale al 31 luglio 2014. La cassazione ha messo la parola fine alla vicenda dell’ex consigliere comunale di Villa San Giovanni in Tuscia che otto anni fa fu denunciato per ingiurie e minacce da tre colleghi di minoranza.
I consiglieri Paolo Valeri, Maurizio Cupelli e Fabio Latini, della lista civica Insieme per Villa, furono presi a male parole per un volantino da loro spedito a un assessore e poi finito dentro la sua cassetta delle lettere.
Al centro l’ordinanza del sindaco di rimuovere cinque vasi in via Pantanelli. Le fioriere furono tolte dalla polizia locale, perché creavano disagio alla circolazione, mentre i consiglieri insistevano per lasciarle al loro posto.
I tre consiglieri vittime di minacce le avevano messe lì per aiutare due anziani del paese a non far parcheggiare di fronte alla loro finestra, bloccandone l’apertura.
Iniziativa che il consigliere Gasbarri non apprezzò, minacciando in aula di prenderli a calci nelle palle in mezzo alla piazza se osavano riprovarci.
Dall’accusa di ingiurie Gasbarri è stato prosciolto, visto che il reato è stato depenalizzato, mentre per quella più grave di minacce ha ricevuto a febbraio 2017 la condanna in primo grado del giudice di pace, poi in appello anche quella del tribunale di Viterbo.
Ora è diventata definitiva la condanna a 200 euro di multa, più il risarcimento dei danni, che i tre consiglieri insultati hanno promesso a suo tempi di devolvere al centro anziani Romano Fabbri e alla scuola di Villa San Giovanni.
Nei giorni scorsi la cassazione ha rigettato il ricorso e condannato l’ex consigliere comunale Gasbarri a rifondere le vittime, costituite parte civile.
“Il tribunale di Viterbo – spiega la cassazione nelle motivazioni – ha dato rilievo al fatto che la frase minacciosa era stata esternata nella seduta di consiglio comunale e dopo un consistente lasso temporale dal ritrovamento del volantino, desumendone il significato di una lucida preparazione del contegno minaccioso”.
Quelle frasi pronunciate in pieno consiglio comunale, per gli ermellini, hanno evidenziato “una condotta potenzialmente idonea a limitare l’operato dei consiglieri di minoranza, con riferimento alla possibile ripetizione dell’iniziativa, considerata come una delle azioni in cui si può concretizzare l’incarico di consigliere”.
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