Viterbo – Accusato di avere palpeggiato una vicina di casa minorenne, un 48enne dell’alta Tuscia si difende: “Io artista, sono vittima dell’invidia”.
Invidia, a detta sua, da parte di tutti i condomini del palazzo: “Io sono pittore, compositore, scultore, l’invidia è tanta. Dopo avere fatto per venti anni l’operaio, ho scoperto le mie doti di cantautore e artistiche, ho allestito un laboratorio nel garage e faccio anche brevetti. E sono anche benestante. Ecco perché mi invidiano”.
La vittima, una ragazza oggi ventenne e studentessa universitaria, all’epoca dei fatti, il 5 maggio 2018, aveva 17 anni e faceva ancora le superiori.
Ancora scossa a distanza di anni, ha raccontato in aula la sua versione lo scorso 7 luglio, ripercorrendo senza contraddizioni né tentennamenti quello che le sarebbe capitato verso le 10 del mattino di quel sabato di quattro anni fa qundo poi con la mamma è corsa terrorizzata e in lacrime dai carabinieri.
I carabinieri
Madre indagata in concorso col figlio per stalking
L’uomo, imputato di violenza sessuale davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, ieri si è lasciato interrogare, così come la madre, una 73enne indagata in concorso col figlio per stalking ai danni della minore e della madre, che si sono costituite parte civile al processo con l’avvocato Angelo Di Silvio. Il 48enne, invece, è difeso da Franco Taurchini.
“Niente carezze, niente di libidinoso”
“Niente carezze, niente di libidinoso. Avevo anche una fidanzata all’epoca, è durata poco, ma ce l’avevo. Lei potrebbe essere mia figlia”, ha detto. “Io e mia madre siamo benestanti, abbiamo case, garage, terreni, un casolare alle porte del paese, un cospicuo conto in banca, tutto ciò comporta invidia”, ha proseguito, spiegando perché tutti ce l’avrebbero con loro.
Una versione confermata dalla madre che, tra un malore e l’altro, avrebbe voluto cominciare dall’inizio (“sono anni che i vicini ce l’hanno con me e mio figlio”), poi si è dovuta limitare ai fatti, come imposto dalla presidente Massini.
“Per una toccatina di sedere fai tanto la preziosa?”
La 17enne, secondo l’imputato, “si è inventata tutto per un battibecco che c’era stato due giorni prima tra sua madre e mia madre”.
“Il sabato non c’era scuola per cui stavo andando in palestra – ha raccontato in aula la ragazza – quando sono scesa per prendere il motorino, all’improvviso me lo sono trovato dietro, mentre ero dentro il mio garage e stavo infilando il casco. E’ entrato e mi ha infilato una mano nei pantaloni toccandomi il sedere dall’alto verso il basso, cercando l’inguine, poi, mentre mi voltavo per dargli una spinta e allontanarlo, mi ha alzato il giubbotto e la felpa per toccarmi il seno”, ha raccontato, dicendosi ancora sotto shock per l’aggressione sessuale subita da parte di un adulto.
“Per la paura sono scoppiata a piangere e lui, di fronte alle mie lacrime, ha detto ‘per una toccatina di sedere fai tanto la preziosa?'”, ha proseguito. La diciassettenne, spaventata a morte da quell’uomo che “già quando andavo alle elementari si fermava ad accarezzarmi i capelli mentre aspettavo lo scuolabus alla fermata”, è corsa dalla madre, che in quel momento stava allestendo in paese una mostra di ricami. Insieme sono andate a sporgere denuncia dai carabinieri.
Il processo riprenderà a ottobre.
– Aggredisce e palpeggia 17enne in garage e le dice: “Per una toccatina fai tanto la preziosa?”
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
