Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri
Ronciglione – Contro l’assoluzione di Andrea Landolfi chiedono un secondo processo in appello il pubblico ministero Franco Pacifici, che in primo grado aveva chiesto 25 anni di carcere per il presunto omicidio volontario di Maria Sestina Arcuri, e anche l’avvocato di parte civile Vincenzo Luccisano, che in primo grado aveva chiesto l’ergastolo a nome dei genitori e dei due fratelli della vittima.
“Un violento e un calcolatore”, secondo Luccisano, che lo ha ripetuto più volte durante la discussione, sintetizzandone la personalità in due parole e definendo “malato” l’amore tra Andrea e Sestina, “che ha capito, ma non ha fatto in tempo a salvarsi”. “La corte di assise di Viterbo ha sbagliato tutto”, il commento a caldo del legale dopo avere depositato il ricorso in appello contro l’assoluzione di Landolfi.
Anche la difesa, ieri, ha presentato appello: contro al condanna a quattro anni dell’imputato per lesioni aggravate alla nonna Mirella Iezzi.
L’operatore socio sanitario e pugile romano 33enne è stato prosciolto la scorsa estate, il 19 luglio, dall’accusa di omicidio volontario per la morte della fidanzata Maria Sestina Arcuri, la parrucchiera 26enne di Nocara precipitata dalle scale di casa della nonna dell’imputato, a Ronciglione, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019, e deceduta a Belcolle il 6 febbraio dopo un disperato tentativo di salvarle la vita con un intervento chirurgico d’urgenza dal quale non si è mai ripresa.
Il giovane – difeso dagli avvocato Daniele Fabrizi e Serena Gasperini, coadiuvati nel corso del processo dalla criminologa Roberta Bruzzone – è stato assolto anche dall’accusa di omissione di soccorso e condannato invece a quattro anni di reclusione per lesioni aggravate alla nonna Mirella Iezzi, l’83enne colpita con un pugno mentre soccorreva Sestina, che ha riportato la frattura di tre costole con una prognosi superiore a 40 giorni.
La criminologa Roberta Bruzzone con gli avvocati Serena Gasperini e Gianluca Fontana
Venticinque anni la richiesta dell’accusa
Venticinque anni. È la pena chiesta durante l0udienza fiume dello scorso 14 giugno dal pubblico ministero Franco Pacifici.
Per la procura il movente del delitto è che la vittima, dopo una serie di litigi sull’argomento, aveva deciso di lasciare il 33enne a causa dell’alcol.
In uno dei vocali Whatsapp fatti ascoltare all’udienza del 2 luglio 2020, e fatti riascoltare in aula dal pm durante la discussione, Sestina dice a Andrea:”Adesso basta, onestamente io una vita così non la voglio… Hai voglia di bere? Bevi, ma non lo puoi fare con me. Da oggi, anzi dalla notte scorsa, io per la mia strada, tu per la tua, perché tu una ragazza come me non la meriti, non la meriti proprio”.
La mamma di Sestina, Caterina Acciardi,con l’avvocato Vincenzo Luccisano
Ergastolo la richiesta dei familiari di Sestina
“Pochi 25 anni”, tuonò Luccisano in aula il 14 luglio, chiedendo la condanna all’ergastolo dell’imputato, rendendosi protagonista di una lunga e appassionata requisitoria di fronte alla mamma e ai due fratelli della ragazza deceduta.
“Sestina aveva deciso di chiudere già il 2 febbraio, è andata con lui e il figlioletto a trascorrere il weekend a Ronciglione, ma la decisione era presa. Lei voleva lasciarlo perchè continuava a bere nonostante le promesse. E lui non voleva”, ha detto Luccisano, ricordando i vocali di Whatsapp riascoltati nel corso dell’udienza fiume come la 26enne abbia cercato di contattare un B&b durante l’ultima lite al pub poco prima della tragedia.
Chi era Sestina, si è chiesto Luccisano: “Una ragazza che amava tutti, innamorata della sua famiglia, responsabile, col sogno di diventare parrucchiera professionista, prima prendendo il diploma a Taranto e poi venerdì fino a Roma per realizzarlo”.
“A ottobre 2018 ha conosciuto Landolfi, che l’ha fatta innamorare coi suoi modi gentili, con i mezzi di fiori e i cioccolatini portati sul posto di lavoro. Ma che le stava sempre addosso, le ha fatto rendere subito pubblica la relazione su Facebook e le impediva di confidarsi in dialetto calabrese al telefono con la mamma, perchè era onnipresente nella sua vita”, ha sottolineato il legale della famiglia della vittima.
Silvana Cortignani
– Assoluzione di Andrea Landolfi, procura e parti civili fanno appello
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


