Viterbo – (sil.co.) – Confida ai professori di essere vittima di molestie sessuali da parte di un amico del genitore. Quest’ultimo è finito a processo davanti al collegio del tribunale di Viterbo con l’accusa di violenza sessuale su minore.
Indagini della polizia
A segnalare i sospetti abusi è stata la preside della scuola frequentata dalla ragazza, che si è rivolta direttamente alla questura.
La studentessa, che all’epoca dei fatti frequentava un istituto superiore del capoluogo, è stata poi sentita in audizione protetta alla presenza di una psicologa da personale specializzato della squadra mobile.
Durante l’udienza di ieri, alla presenza della pm Eliana Dolce, è stato ascoltato un ispettore della mobile, che ha spiegato come la dirigente scolastica abbia riferito di gesti di autolesionismo da parte dell’alunna, che avrebbe anche tentato di tagliarsi le vene.
La vittima, parte civile al processo, avrebbe raccontato tra le lacrime agli insegnanti dei palpeggiamenti da parte dell’imputato. Ci sarebbero anche delle conversazioni su WhatsApp a corroborare la tesi dell’accusa.
Il processo all’amico del padre riprenderà il 3 maggio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
