Viterbo – Dà delle “puttane di merda” a due vigilesse il giorno della Via Crucis, slitta a dopo l’estate la discussione prevista nei giorni scorsi davanti al tribunale di Viterbo. “Mo’ chiamo chi dico io e ve faccio ammazza’”, avrebbe urlato, quando gli hanno chiesto di spostare la macchina.
Imputato un viterbese, difeso dall’avvocato Luigi Mancini, che il prossimo 12 ottobre potrà fornire la sua versione dei fatti al giudice prima della sentenza.
L’episodio sfociato nel processo risale al mese di aprile di quasi cinque anni fa ed è collegato alla processione del venerdì santo di Bagnaia, quando l’imputato, residente nella frazione, avrebbe dato in escandescenze contro due agenti della polizia municipale di Viterbo, che stavano invitando gli automobilisti a sgomberare le auto in sosta lungo le strade della frazione interessate di lì a qualche ora dal passaggio del corteo.
Polizia municipale e polizia – Immagine di repertorio
“E’ uscito indispettito da un negozio, rivolgendoci con fare arrogante a noi che stavamo solo facendo il nostro lavoro. Quando gli abbiamo chiesto i documenti si è rifiutato, dicendo che tanto conosceva gente alla municipale, poi è andato a spostare la macchina ed è tornato indietro ancora più infuriato, con dietro una donna con un bambino che cercava di calmarlo”, ha detto una delle due agenti durante l’udienza dello scorso 19 maggio del processo.
Il peggio doveva ancora venire. “Lungo la via piena di gente, l’imputato ha cominciato a gridare ‘ste puttane de merda, le ammazzo… mo’ chiamo chi dico io e ve faccio ammazza’’. Allora abbiamo chiamato la centrale da dove è venuto il maggiore nostro superiore con due pattuglie di rinforzo della polizia dalla questura”, ha proseguito.
Ultima perla. “Ha detto che per lui solo la polizia di stato andava bene e si è fatto identificare da loro”, ha concluso l’agente della locale.
– Dà delle “puttane di merda” a due vigilesse il giorno della Via Crucis…
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
