Sul boss Giuseppe Trovato hanno indagato carabinieri e guardia di finanza
Viterbo – Gioielli rubati e 100mila euro evasi nei compro oro del boss, finanza contro Giuseppe Trovato. Entrerà nel vivo con due testi delle fiamme gialle il processo scaturito da uno dei filoni della maxinchiesta “mafia viterbese” e rinviato ieri di una settimana.
Avrebbero dovuto essere ascoltati ieri i primi due testimoni dell’accusa, ma l’udienza in video collegamento con il carcere di Nuoro, dove lo “zio” sta scontando la condanna a 12 anni e 9 mesi di reclusione in secondo grado per associazione di stampo mafioso nell’ambito dell’operazione Erostrato, è saltata per un impedimento del difensore Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia.
Trovato è in carcere da oltre tre anni. Dal blizt sfociato nei 13 arresti di mafia viterbese.
Giuseppe Trovato il giorno dell’arresto, il 25 gennaio 2019
In questo processo Trovato, 46enne di Lamezia Terme in provincia di Catanzaro, è imputato non come boss, ma nelle sue vesti di imprenditore.
Trovato, come si ricorderà, al momento dei tredici arresti del 25 gennaio 2019 che hanno sgominato un’organizzazione criminale italo-albanese attiva a Viterbo nel biennio 2017-2018, era titolare nel capoluogo di tre compro oro.
Con il boss Ismail Rebeshi avrebbe stretto “rapporti” – celebre la frase “calabresi e albanesi, la meglio fusione che c’è” – proprio per sbaragliare la concorrenza e ottenere il controllo dei negozi specializzati nella compravendita di preziosi.
Tra il 2013 e il 2018, secondo le indagini della guardia di finanza, parallele alla maxinchiesta antimafia dei carabinieri coordinati dalla Dda di Roma, Trovato avrebbe indicato nelle dichiarazioni dei redditi elementi passivi fittizi per un totale di oltre 100mila euro di evasione fiscale.
Il difensore Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia
In particolare, lo “zio”, come lo chiamavano i sodali, avrebbe evaso oltre 100mila euro in cinque anni nell’ambito della gestione dei suoi tre compro oro, nel frattempo chiusi, in via Garbini, via della Palazzina e viale Francesco Baracca.
Secondo la finanza, il boss di mafia viterbese avrebbe compiuto “operazioni tali da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa dei beni”, attraverso false compilazioni o annotazioni sui registri per le ispezioni delle autorità di pubblica sicurezza.
Il processo, salvo ulteriori imprevisti, entrerà nel vivo il 15 febbraio, quando saranno sentiti i primi due testimoni dell’accusa. Altri quattro saranno sentiti il prossimo 17 maggio.
Silvana Cortignani
Articoli: Evasione fiscale e gioielli rubati nei compro oro, alla sbarra il boss Trovato – Evade 100mila euro coi compro oro, alla sbarra il boss Trovato
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


