Tribunale – Gli ex sindaci Cuzzoli (a sinistra) e Sangiorgi (a destra) dopo la sentenza d’assoluzione
Roma – (sil.co.) – E’ entrato nel vivo martedì dopo ben sei rinvii il processo bis per il presunto avvelenamento del lago di Vico, in cui sono imputati gli ex sindaci Alessandro Cuzzoli di Caprarola e Massimo Sangiorgi di Ronciglione, difesi rispettivamente dagli avvocati Luca Chiodi e Antonello Stella.
Davanti ai giudici della corte d’appello di Roma, il 22 febbraio sono stati sentiti quasi tutti i testimoni del pubblico ministero Franco Pacifici. Ma forse non sarà sentito il più importante di tutti, il professor Gallina. Per intenderci, quello che definì “tigre dormiente” il lago dei Cimini.
“Abbiamo ascoltato il dottor Zingale, il professor Nascetti, il dottor De Santis della Asl, un operatore della polizia giudiziaria. Manca ancora un testimone del pm e i consulenti delle parti civili e delle difese, mentre non sarà probabilmente sentito il consulente della procura Gallina, che nel frattempo si sarebbe trasferito all’estero”, spiega l’avvocato Chiodi.
E’ il processo d’appello “arsenico e alghe rosse” che avrebbe dovuto inizialmente celebrarsi il 6 giugno 2020 davanti alla corte d’appello di Roma, poi slittato a causa del Covid. E’ stato quindi fissato per il 9 febbraio 2021, quando è stato nuovamente rinviato per problemi procedurali al 13 e 16 luglio scorso 2021. Peccato che anche queste due udienze siano saltate, con rinvio ad altre due date, fissate per il 9 e 23 novembre 2021, quando però il processo è stato ancora una volta rinviato.
Al settimo tentativo, l’impresa è riuscita. Adesso, salvo imprevisti, si dovrebbe tornare in aula il 7 aprile.
Datatissimi i fatti per i quali dopo oltre un decennio sono ancora imputati Cuzzoli e Sangiorgi: indagati, rinviati a giudizio e assolti in primo grado dalle accuse di disastro colposo, omissione di atti d’ufficio e distribuzione al consumo umano di acque contaminate. Secondo la procura, tra il 2007 e il 2011, non avrebbero adottato tutti i provvedimenti utili a scongiurare il peggio.
Lago di Vico
Il procedimento è figlio del ricorso presentato dalla procura della repubblica di Viterbo e dalle sei parti civili (Comitato acqua potabile, Accademia Kronos, Codacons, Codici ambiente e due privati cittadini presunte vittime dell’inquinamento) contro la sentenza d’assoluzione di Cuzzoli e Sangiorgi dall’accusa di disastro ambientale.
A maggio del 2018 sono stati assolti dalla pesante accusa con formula piena in primo grado dal collegio del tribunale di Viterbo ex articolo 129, ovvero senza bisogno che l’istruttoria avesse inizio, anche se poi il processo è proseguito con tutti i testimoni per le altre imputazioni, da cui sono stati anche assolti, con sentenza in giudicato.
Assolti “perché il fatto non sussiste” in quanto, secondo i magistrati, che hanno dato ragione alla difesa, dalla relazione del professor Pietro Gallina non sarebbe emersa alcuna prova a sostegno dell’accusa di disastro colposo. Si tratta del consulente della procura, sentito in sede di incidente probatorio, secondo il quale il lago non sarebbe stato né eutrofizzato, né inquinato. Il consulente lo ha definito una “tigre dormiente”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

