Polstrada e finanza in una delle aziende di Elio Marchetti
Viterbo – (sil.co.) – “Confiscato patrimonio milionario di un soggetto fiscalmente e socialmente pericoloso”, si legge nella nota della guardia di finanza relativa alla maxi confisca di beni per 8 milioni di euro all’imprenditore viterbese del settorere auto Elio Marchetti (beni affidati a un amministratore giudiziario, al fine di consentire la regolare prosecuzione delle attività).
Marchetti “pericoloso”. Non la pensa così il difensore Carlo Taormina che, contro il decreto di sequestro e confisca, ha presentato un corposo appello di oltre sessanta pagine. nell’ambito delle quali proprio sul punto ha espresso le sue riserve, sollevando al riguardo una questione di legittimità costituzionale.
“Si tratta – spiega Taormina – di una questione di legittimità costituzionale relativamente alla pericolosità generica per la quale è stata disposta la confisca, sul rilievo che, essendo la pericolosità generica e non individuata attraverso specifiche fattispecie di reato, è una norma di dubbia costituzionalità”.
L’avvocato Carlo Taormina
In sostanza, il tribunale della prevenzione, a fine gennaio, ha confermato il decreto di sequestro e confisca, contro il quale Marchetti ha già presentato appello nel termine dei dieci giorni previsti dalla legge.
Tra i beni oggetto di confisca rientrano numerosi immobili e autovetture, un’imbarcazione (un natante di circa 10-12 metri, ormeggiato all’Argentario, del valore di circa 400mila euro), quote di società (commercio di veicoli, commercio di motocicli, attività immobiliari), il tutto riconducibile all’imprenditore, ma, sotto il profilo prettamente giuridico, secondo l’accusa, fittiziamente intestato a distinte società di capitali.
“Non è definitivo, parliamo di un primo grado contro cui noi abbiamo fatto l’appello – prosegue l’avvocato Taormina – è stato emesso il decreto di primo grado con il quale è stata disposta la confisca, ma naturalmente, finché non diventa definitivo dopo l’appello e dopo la cassazione, rimane il sequestro”.
Il provvedimento cautelare costituisce un ulteriore capitolo della vicenda giudiziaria scaturita dall’operazione Déjà vu scattata all’alba del 3 maggio 2017.
Sono passati quasi cinque anni da quando Elio Marchetti fu arrestato assieme ad altre cinque persone con l’accusa di associazione a delinquere a carattere transnazionale finalizzata alla commissione di reati contro la fede pubblica ed il fisco.
In altre parole, l’imprenditore sarebbe stato la mente di un sodalizio criminoso dedito stabilmente all’importazione e alla commercializzazione di beni in evasione d’imposta. Omettendo, secondo gli investigatori di polstrada e fiamme gialle, il versamento a favore delle casse dell’erario di Iva dovuta pari a 5 milioni e 400mila euro e di Ires pari a un milione e mezzo di euro.
Si parla di “lunga storia criminale”, di “evasione fiscale pluriennale e colossale”, di “pericolosità sociale e fiscale, storica, concreta ed attuale”, di “dimostrata incoerenza dei modesti redditi dichiarati”, di “concorrenza sleale”.
“L’operazione – si legge ancora nel comunicato – ha permesso di restituire alla collettività i beni accumulati attraverso comportamenti illeciti e in danno dell’iniziativa imprenditoriale condotta nel rispetto delle regole (…) con l’obiettivo di aggredire, con le misure di prevenzione, i patrimoni illecitamente accumulati dalla cosiddetta ‘criminalità da profitto’, ovvero da coloro i quali, lungi dall’essere occasionali evasori, vivono di traffici delittuosi o traggono il proprio reddito dai proventi dell’attività criminale”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
– Finanza: “Confiscati beni per 8 milioni di euro a imprenditore nel settore auto”

