Viterbo – Sette anni e mezzo di reclusione ciascuno e ottomila euro di multa. E’ la pena chiesta dal pm Fabrizio Tucci per gli imprenditori Manuel Pecci e Emanuele Erasmi imputati di estorsione con metodo mafioso. E’ stata invece chiesta una condanna a nove anni e nove mesi di carcere e settemila euro di multa per Ionel Pavel, il tuttofare romeno dei boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, accusato di danneggiamento e estorsione con metodo mafioso.
In totale 24 anni e 9 mesi di carcere per gli unici dei tredici arrestati nel blitz dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019 che hanno scelto di essere processati col rito ordinario davanti al collegio del tribunale di Viterbo. Ieri le conclusioni dell’accusa e delle sei parti civili, il 18 marzo e l’8 aprile toccherà alle difese.
Pecci, oggi 32enne,vive a Viterbo dove lavora nel salone di bellezza di famiglia. Ersasmi, artigiano di 53 anni, all’epoca dei fatti era titolare di una falegnameria a Bagnaia. Ionel Pavel, 38 anni, romeno residente da anni in Italia, faceva l’operaio e viveva a Canepina.
Mafia viterbese – Un attentato incendiario (nei riquadri, da sinistra in senso orario, Ionel Pavel, Emanuele Erasmi e Manuel Pecci)
“Non potevano non conoscere la caratura criminale di Trovato”
La richiesta di condanna per tutti e tre gli imputati è giunta al termine di otto ore di discussione, quattro il 21 gennaio e altre quattro ieri, durante le quali il pm Fabrizio Tucci, relativamente a Pecci e Erasmi, ha sottolineato più volte che non potevano non sapere di avvalersi dei servigi del sodalizio criminale italo-albanese di stampo mafioso che tra il 2017 e il 2018 ha messo a ferro e fuoco il capoluogo della Tuscia. Pecci a dicembre 2017, Erasmi nell’estate del 2018.
Talmente sicuro di sé, il boss Trovato, da autoproclamarsi “il giustiziere della notte”. Pronto a cogliere ogni occasione “per accrescere la sua fama criminale”.
Dalle auto bruciate dei carabinieri alle teste mozzate
Metodi della mafia tradizionale. Nessun dubbio, per l’accusa, sulla consapevole partecipazione da parte di Pavel agli attentati incendiari e alle intimidazioni che hanno avuto come vittime, tra gli altri, due carabinieri e i due romeni che avevano mancato di rispetto a Rebeshi osando prendere in gestione il Theatrò per fargli concorrenza nel settore dei locali da ballo per stranieri di cui il boss voleva il controllo.
Tra gli episodi, nell’ottobre 2017, l’affissione di quattro teste mozzate di animali sull’ingresso della discoteca. E i due attentati in una sera sola, il 18 aprile 2017, in cui sono state bruciate la macchina di un carabiniere a Grotte Santo Stefano e subito dopo quella del titolare di un compro oro a Capodimonte.
Mafia viterbese – Avvertimenti con teste mozzate di animali (nei riquadri i boss Trovato e Rebeshi)
“Dove falliva la giustizia, bastava Trovato e i suoi scagnozzi”
Non si è risparmiato Fabrizio Tucci, che con l’altro pm della Dda di Roma, Giovanni Musarò, ha coordinato le indagini dei carabinieri sull’escalation di violenza sfociato in otto condanne in primo e secondo grado per associazione di stampo mafioso.
“Dove falliva la giustizia civile, bastavano Trovato e i suoi scagnozzi”, ha detto Tucci, definendo “emblematico di soluzione con metodo mafioso di vicenda paracivilistica” il recupero crediti attuato nel luglio 2018 da Erasmi. Erasmi che, per convincere un imprenditore del Poggino a dargli i diecimila euro che non era riuscito a recuperare per le vie legali, gli ha inviato in azienda il boss Trovato con uno dei suoi sgherri, risolvendo in pochi giorni quello che la giustizia non era riuscita a risolvere in anni.
“Hai visto come tremava? Si è cacato sotto”
“Hai visto come tremava? Mi conosce”, dice soddisfatto Trovato a Erasmi dopo il blitz al Poggino. “”Si è cacato addosso”, risponde Erasmi. E ancora, una volta ottenuta la somma, “sti soldi non li vedevo più se non facevo così”, versando tremila euro di “provvigione” al boss “gentile, ma perentorio”, che alla vittima si è presentato come “risolutore”. Talmente soddisfatto del servizio, Erasmi, da proporsi come “promoter” dell’attività del sodalizio: “Io posso spargere la voce, se vuoi. Vi presento come amici per risolvere le situazioni”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

